PREMIO NOBEL ECONOMIA 2015 AD ANGUS DEATON

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La Royal Academy svedese ha assegnato ieri il premio Nobel per l’economia allo scozzese Angus Deaton. L’economista e professore dell’università di Princeton ha vinto il prestigioso riconoscimento per le sue analisi su consumi, povertà e welfare. Lo stesso comitato che ha assegnato il premio spiega perché gli studi del sessantanovenne nativo di Edimburgo sono stati così importanti.

Per delineare politiche economiche che promuovano il welfare e riducano la povertà è assolutamente importante comprendere le scelte di consumo individuali, ed in questo l’apporto di Angus Deaton è stato fondamentale più di nessun altro. Infatti collegando scelte individuali a risultati collettivi, la sua ricerca ha aiutato a trasformare i campi della microeconomia, macroeconomia e delle teorie dello sviluppo.

Sviluppando questi concetti è possibile capire come l’economista abbia fornito tanti validi strumenti ed indicazioni per riuscire ad usare meglio certi dati ed ottenere indicazioni utilizzabili anche dalla politica e dalla società piuttosto che dal solo mondo accademico. Se per esempio è necessario valutare una riforma politica che vada a modificare le tasse sui consumi, è importante capire come questi cambiamenti influenzino i differenti gruppi sociali e famiglie di una popolazione. Deaton già agli inizi degli anni ’80 aveva sviluppato un modello riguardante l’analisi della domanda, oggi usato spesso sia in ambito accademico che di valutazione politica, che andava a semplificare e permetteva di capire meglio come i consumatori spendevano i loro soldi su beni differenti e permetteva di fare previsioni su questi. Se infatti l’abitudine dell’economia è quella di aggregare per fornire modelli semplificati, l’ottica del professore scozzese è stata una maggior attenzione a come i singoli adattavano i loro consumi ai loro redditi individuali, e come questi variassero rispetto al caso dove gli stessi fenomeni fossero stati presi in modo aggregato. Negli ultimi anni i suoi studi hanno poi sempre più messo l’accento sulle questioni della diseguaglianza, del welfare e della povertà.

Deaton è nato ad Edimburgo nel 1945ed è attualmente professore di Economia e Affari Internazionali alla Woodrow Wilson School of Public and International Affairs (WWS) e al Dipartimento di Economia a Princeton. Ha studiato al Fettes College di Edinburgh, poi all’Università di Cambridge, dov’è stato Fellow al Fitzwilliam College e ricercatore nel dipartimento di Economia Applicata. Ha insegnato econometria a Bristol per poi passare all’Università di Princeton nel 1983. Tra i suoi contributi più rilevanti e controversi figura la formulazione del “Paradosso di Deaton”, nello studio intitolato “La grande fuga: salute, benessere e le origini dell’ineguaglianza”.

Proprio questa attenzione alle diseguaglianze prosegue il trend degli ultimi anni, in cui il premio Nobel per l’economia è andato a soggetti che avevano studiato problemi reali e che potevano avere implicazioni in decisioni politiche; basti pensare soltanto al vincitore del 2014, il francese Jean Tirole, premiato per le sue tesi sulla regolazione dei mercati imperfetti, o ai premiati del 2013 per le loro ricerche sui movimenti dei mercati finanziari. Non c’è dubbio che negli ultimi anni la discussione economica si sia spostata verso problemi più reali e abbia dato sempre maggior peso alle argomentazioni di economisti più avversi alle tesi neoliberiste ed invece più attenti alla grande ed attuale questione delle diseguaglianze, come i premi Nobel Sen e Stiglitz, o altri economisti come Piketty o Atkinson.

Luca Peluzzi

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