Reddito di garanzia e Sostegno al reddito: tra i bisognosi anche i migranti fiscali

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“I dati pervenuti tramite la risposta all’interrogazione n.1383/XV, presentata dal Cons.Maurizio Fugatti, non lasciano scampo a dubbi! L’elargizione del reddito di garanzia andrebbe infatti a favore delle persone straniere presenti sul suolo trentino.” Interviene così Maurizio Fugatti, in rappresentanza della Lega Nord Trentino, che ha indetto, in merito, una petizione perché siano rivisti i parametri di assegnazione del Reddito di Garanzia o del Sostegno al Reddito in Provincia di Trento.
Nel 2012 solo il 48% dei richiedenti era italiano, sale nel 2013 al 50%, stabilizzato nel 2015. A rigore, però, la parte economica, che vede nel 2012 un’assegnazione del 42% dell’importo ai residenti trentini, nel 2013 il 47% e nel 2014 il 48%.

Non che i dati siano incoraggianti. L’incremento dei trentini che hanno fatto richiesta del Reddito di garanzia e del Sostegno al reddito indica che, fino al 2014, la situazione di indigenza ha colpito pesantemente anche le famiglie che sono nate in Italia: un brutto segno che marchia questi anni come i più pesanti nell’ultimo ventennio.

Le iniziative di sostegno al reddito sono iniziative nate dalla collaborazione tra il Dipartimento delle Politiche Sociali Trentine e il Ministero. Tuttavia è da segnalare che le politiche condotte a titolo generalistico, in Italia, hanno portato a una gravissima conseguenza sul piano locale: l’aumento della povertà diffusa.

L’allineamento statistico, infatti, dei parametri di assegno delle unità abitative e del reddito di garanzia, per necessità di Stato, ha causato un “cul de sac” evidente: a rientrare nelle categorie ammesse sono prevalentemente le persone che praticano una migrazione economica, ovvero che si spostano in Trentino perché aumenta la possibilità di avere agevolazioni e aiuti. Sostanzialmente vi è meno concorrenza. Una lotta tra poveri.

Che questa sia una prassi non è un parere della Lega Nord: non solo lo dimostrano i dati, ma lo dimostrano anche gli spostamenti dei migranti economici in Italia. Il Sud, più povero, recepisce un diverso tipo di migrazione, dove vige la “legge” del lavoro nero e dello sfruttamento della manodopera gratuita, a scapito, però, dei lavoratori locali. A loro volta, per una reazione a catena ormai consolidata, i giovani migrano al Nord. Qui, però, aumentano i migranti fiscali ed economici, cioè coloro che – arrivati in Trentino – sanno di poter contare sugli aiuti pubblici. A norma di legge, per via di un semplice calcolo matematico.

Va da sé che, in questo sistema, a rimetterci sono le persone che si trovano a metà: trentini troppo poveri per far fronte alle spese e al costo della vita locale, troppo ricchi per poter competere con chi è nullatenente, preso atto, appunto, che la Legge è omologata a livello nazionale. La conseguenza, per le Regioni che hanno una media salute economica, sono tragiche: si importa povertà, per la quale non c’è lavoro. Se non “a calcolo” ovvero i mesi necessari per avere diritto al RDG.

Quali sono le lacune: principalmente il concetto di stanzialità e di residenza, il parametro attraverso cui si basa attualmente l’indicatore del Reddito di Garanzia favorisce chi è presente in Trentino ma non ha una progettualità di vita, non tiene conto delle famiglie che hanno mutui, debiti, reale bisogno, collegato al territorio, mentre agevola chi è presente solo per lavoro, quindi dal punto di vista sociale, da come è attualmente concepito, non consente la stabilizzazione dei cittadini trentini in transitoria difficoltà e promulga la migrazione fiscale transitoria, creando instabilità e precariato, anche assistenziale, nonché aumentando la povertà relativa del Trentino rispetto alla media nazionale.

Mal comune e mezzo gaudio? Proprio no: “Seppur non avendo alcun dubbio sui numeri reali, vista anche la petizione popolare indetta qualche anno fa che ha riscosso una forte partecipazione e sottoscrizione, ringraziamo quel PATT che seppur riempiendosi la bocca di termini quali “autonomia” e “trentini” in realtà sta percorrendo la strada ideologica del PD; una strada lungo la quale i nostri cittadini sono messi in disparte favorendo gli ultimi arrivati. Una situazione scandalosa alla luce della crisi economica che sta attanagliando la popolazione trentina e il mondo del commercio, dell’industria e dell’artigianato. Famiglie trentine che quotidianamente fanno i conti con la disoccupazione e con le poche risorse nel bilancio familiare alle quali viene sbattuta la porta in faccia perché l’ICEF le classificherebbe come persone non bisognose di aiuto soltanto perché posseggono una casa (acquistata o costruita con lavoro e sacrifici), un piccolo terreno o un automobile. E’ ora di introdurre nuovi criteri che realmente individuino la reale situazione economica del richiedente e non quella risalente ai due anni antecedenti la richiesta. Per questo la Lega Nord ha nuovamente presentato un disegno di legge (n.62/XV) che mira a introdurre criteri che favoriscano l’erogazione del sostegno economico ai soggetti residenti in provincia da più di dieci anni; cosa che consequenzialmente metterà al primo posto i nostri cittadini bisognosi” ha concluso Maurizio Fugatti in una nota inviata alla stampa.

Di Martina Cecco

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