SANGALLI: PRELIEVO IMPRESE AL 650% DAL 1991, CONSUMI AL 1997, REDDITO AL 1984

0
19

Spesa pubblica e burocrazia, riforma fiscale, lavoro e scenario economico internazionale: questi i temi portanti della 15°edizione del Forum di Confcommercio “I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000” organizzato in collaborazione con Ambrosetti, che si sta svolgendo da ieri mattina a Cernobbio (Como) presso il Grand Hotel Villa d’Este. nella giornata di oggi, Sabato 22 sono ripresi i lavori mezz’ora fa, con gli interventi in succesione dei tecnici economici: Richard Baldwin, Raffaele Bonanni, Renato Brunetta, Susanna Camusso, Vladimir Dlouhy, Barry Eichengreen, Gian Maria Gros-Pietro, Filippo Taddei, il Ministro Federica Guidi e il Ministro Pier Carlo Padoan. Nel pomeriggio di oggi infine è prevista una tavola rotonda con la partecipazione dei leader dei principali partiti. Tutti i lavori del forum vengono in diretta lanciati anche su twitter con l’hashtag #forumconfcommercio .

Di seguito riportiamo per intero l’intervento di ieri pomeriggio del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, in cui si presenta una lettura critica dello stato economico delle imprese e attività in Italia a partire dal 1996. Si sono ieri confrontati sul tema i seguenti esperti: Luigi Angeletti, Francesco Caio, Maurizio Castro, Antonio Catricalà, William Cline, Luca Ricolfi, Nicola Rossi, Serena Sileoni, Pierre Thènard, Jole Vernola, il Ministro Giuliano Poletti.

“Benvenuti e grazie per avere accolto l’invito a seguire i lavori della quindicesima edizione del Forum Confcommercio-Ambrosetti di Cernobbio. L’analisi e i dati presentati dal Direttore del nostro Ufficio Studi, Mariano Bella, ci hanno raccontato che nell’ultimo biennio famiglie e imprese hanno sopportato e pagato un prezzo salatissimo della crisi. La crisi più lunga e profonda che il nostro Paese ha conosciuto dal dopoguerra ad oggi. Una crisi durante la quale il reddito pro-capite è sceso ai livelli della metà degli anni ’80 e i consumi sono tornati al livello del 1997.

Una crisi testimoniata da 60mila imprenditori che – pacificamente e per la prima volta – sono scesi con noi in piazza lo scorso 18 febbraio per chiedere risposte chiare ed efficaci. Una crisi che ha lasciato un’Italia più povera, davvero più povera. E’ evidente che, in questo scenario, nonostante le prime misure annunciate dal Governo nei giorni scorsi vadano nella giusta direzione, non c’è spazio per il facile ottimismo. Sarà un anno di transizione, un anno di convalescenza, in cui il Paese è debole e va scongiurato il pericolo di una grave ricaduta. Infatti, le nostre previsioni per l’anno in corso confermano ancora i consumi fermi sul fondo e un Pil in crescita di appena mezzo punto percentuale. Non sono certo prospettive favorevoli per le imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti, le nostre imprese, quelle che vivono soprattutto di domanda interna.

Certo, se venissero confermati tutti i provvedimenti del Governo, Pil e consumi potrebbero anche crescere significativamente. Tuttavia se questa crisi ha lasciato una lezione, una sola, è che dobbiamo affrontare strutturalmente il problema della bassa crescita nel nostro Paese. Se non cresciamo, infatti, i problemi non solo non si risolvono, ma si acuiscono.

Rispetto a questa situazione, le nostre priorità sono il taglio della spesa pubblica improduttiva e la riduzione del carico fiscale, che peraltro, assieme al lavoro, costituiscono gli assi portanti anche delle riflessioni di questa edizione del Forum. Tasse e spesa pubblica, dunque, ovvero due leve che vanno azionate assieme per la crescita e l’occupazione. Parto dalla spesa pubblica. Con l’analisi di oggi abbiamo ben evidenziato –credo – che, su questo terreno, ci sono ampi spazi d’azione.

Non vogliamo certo disconoscere che negli ultimi anni ci sia stata una maggiore attenzione al tema del contenimento della spesa pubblica. Ma negli ultimi 20 anni, a fronte di un incremento del peso dello Stato nell’economia, il nostro Paese è rimasto fanalino di coda nella crescita e non c’è stato un miglioramento consistente dei servizi resi. In altri Paesi europei, invece, i tagli – buoni tagli non lineari – hanno portato a buoni e maggiori investimenti, a maggiore equità, a più crescita economica. Possiamo farlo anche noi. Ripeto: dobbiamo farlo. E la prima cosa da tagliare è l’inutile complessità delle procedure burocratiche. Che costano in termini di spesa pubblica e di minore produttività delle imprese. E costano tanto di più nella misura in cui diventano terreno fertile per comportamenti opachi e contrari alla legge.

Bisogna controllare, ridurre e riqualificare la nostra spesa pubblica. E farlo con il bisturi, non con l’accetta, evitando tagli lineari e indiscriminati. E valorizzando, invece, la buona spesa pubblica e le alte competenze dei migliori dipendenti pubblici. Piuttosto, bisogna bonificare la spesa pubblica rivedendone il perimetro e adottando – senza indugi – i fabbisogni e i costi standard per tutte le funzioni pubbliche. Perché esiste – ed è pure consistente – quella parte tra gli 80 e i 100 miliardi di spesa pubblica “aggredibile”, che può generare, in un lasso di tempo ragionevole, risparmi sufficienti per ridurre le tasse. Ed ecco qui il secondo tema della crescita: ridurre le tasse.

Abbiamo apprezzato le prime misure annunciate dal Presidente del Consiglio. Sono azioni coraggiose, dove senza pregiudizi si rende più agibile il mercato del lavoro, togliendo ostacoli dannosi sui contratti a tempo determinato e migliorando la fruibilità di un importante strumento come l’apprendistato. E abbiamo allo stesso tempo molto apprezzato anche le misure a sostegno delle famiglie meno abbienti attraverso l’incremento delle detrazioni Irpef, che daranno un po’ di ossigeno anche ai consumi. Chiediamo, con forza, al Governo un’altra spinta nella direzione intrapresa: estendere i benefici della detassazione al popolo delle partite Iva, ai lavoratori indipendenti e agli autonomi, che resistono sul mercato e meritano rispetto e riconoscenza per come stanno affrontando questa crisi. Non sono accettabili discriminazioni basate sul pregiudizio che tutti i lavoratori autonomi e indipendenti siano evasori. Con tagli alla spesa improduttiva e recupero di risorse derivanti dalla lotta all’evasione e all’elusione fiscale, si possono aiutare tutti i contribuenti in regola – senza discriminazioni – riducendo sul medio-lungo periodo la pressione fiscale complessiva senza mettere a rischio i conti pubblici e i vincoli imposti dall’Europa.

Paradossalmente, sono disponibili non uno, ma bensì due fondi taglia-tasse. Alimentiamone almeno uno e facciamolo funzionare, per restituire risorse al sistema produttivo che le merita. E facciamolo speditamente, per realizzare della grande operazione di sottrazione “meno spesa pubblica e meno tasse” che è stata la grande occasione persa con l’ultima legge di stabilità. La crescita, guardate, è un “bene disponibile”, ma in questo momento facile da sciupare. E’ la migliore cura per lenire le disuguaglianze e assorbire la disoccupazione. Dal canto nostro, siamo pronti a concorrere con il confronto e con il dialogo ad accompagnare questo processo riformatore.”

Comments

comments