Tecnologie: le donne italiane sono più avanti

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“Tecnologie ed emancipazione femminile, una storia con radici antiche ma insegnamenti per il futuro” è il titolo di una conferenza tenutasi nel pomeriggio a Trento durante il Festival dell’Economia 2018.

Gli anni Sessanta sono stati un periodo molto florido per una certa parte di società, quella che dalle campagne andava nelle città cercando di emanciparsi e di avere delle entrate un pochino più dignitose. Chi avesse avuto modo di visitare le Gallerie di Oltrecastello nell’esposizione dedicata all’Alluvione in Trentino del 1966 avrà modo di capire in modo intuitivo, senza perderci troppe parole, di cosa stiamo parlando quando si introduce il discorso sulle tecnologie.

Ebbene oggi pomeriggio nel contesto del Festival dell’Economia 2018 sono entrati nel parterre festivaliero proprio gli anni Sessanta, con la massiccia diffusione degli elettrodomestici popolari “bianchi” che sono serviti alle massaie per fare i lavori di casa senza doverli svolgere con la fatica e con la permanenza fisica in casa.

Nel dibattito sono intervenuti l’economista Gianni Toniolo, Fedra Pizzato ed Eliana Viviano, introdotti da Roberta Carlini. L’economista ha presentato una visione piuttosto storicizzata della donna verso la tecnologia, facendo riferimento prevalentemente al passato, diversamente a ciò l’esperienza delle ricercatrici affonda le radici negli anni ’90 e nell’epoca della tecnologia prevalentemente ludica e maschile, l’albore della vita contemporanea. Uno spaccato interessante di prospettiva ampia.

In Italia la cultura che voleva la donna dedicata alle professioni a lei tipiche viene scalzata per forza di cose durante la Prima Guerra Mondiale, da quel momento in poi la nostra nazione ha dato più opportunità alle donne, man mano sempre di più, consentendo loro di scegliere se restare a casa o se lavorare fuori casa.

“Negli anni ’60, quando vengono introdotti gli elettrodomestici, siamo presenti alla crescita esponenziale della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, ciò che non si verifica per gli uomini.”

“La prima rivoluzione industriale non è stata amica della donna – afferma l’economista – i lavori domestici gravano solo sulle sue spalle. Per quanto riguarda il lavoro, si riteneva che solo alcune tecnologie fossero adatte alle donne, come nel settore tessile. C’era l’idea sbagliata che la donna fosse adatta solo per certi mestieri. Le dita sottili femminili fecero sì che dattilografiche, centraliniste e addette al montaggio delle pellicole cinematografiche, fossero proprio le donne.”

“La storia – racconta Toniolo – ha dimostrato che non ci sono mestieri adatti solo alle donne: la seconda rivoluzione industriale, quella dell’elettricità, è più amica delle donne perché nel giro di meno di un secolo cambiò la vita dell’umanità. La donna, prima della rivoluzione, andava ad attingere l’acqua tutti i giorni. Poi il benessere: nelle case arrivano l’acqua, il gas e l’elettricità. Le case diventano più luminose e igieniche: le prime lavatrici rispondo ad una necessità sempre sentita come priorità fin dal 1700; il telefono viene usato come intrattenimento, le donne ascoltavano la musica. La vita delle donne cambia. Ma l’aspetto più significativo è che l’introduzione di questi elettrodomestici ha avuto un impatto sul mondo del lavoro. Negli anni ’60, quando vengono introdotti gli elettrodomestici, siamo presenti alla crescita esponenziale della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, ciò che non si verifica per gli uomini.”

Tuttavia sul piano delle tecnologie le professioni relative alla programmazione, di conseguenza l’utilizzo e i format anche se potenzialmente sono neutrali per genere, di fatto – essendo concepiti prevalentemente da maschi – sono molto maschili e di conseguenza emerge che le donne non solo non sono presenti nelle professioni ad alta specializzazione (e dove si guadagna di più) ma anche non possono essere determinanti nello sviluppo dei prodotti, e questo non va bene. In fin dei conti le donne italiane sono molto preparate e sanno gestire il progresso abbastanza bene, anche se – come tutte le donne del mondo – ancora non riescono a concepire un robot che si prenda cura, che dire, degli anziani ad esmepio. (Fonte Eurostat 2017)

A cura di Martina Cecco

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