TOT ZIENS FIAT

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Aria di fine di un’era. Questo quanto si respirava all’ultima assemblea della FIAT, Fabbrica Italiana Automobili Torino, che ha tenuto nella mattinata di oggi l’ultima seduta degli azionisti in Italia.

Con la nascita di Fiat Chrysler Automobiles, infatti, le prossime assemblee ordinarie saranno destinate ad essere trasferite in Olanda, dove avrà sede la società che si verrà a creare dopo la fusione.

Il bilancio approvato nella giornata odierna si è chiuso con un utile netto di circa 1,9 miliardi. Nessun cambiamento nella compagine azionaria, come ha ricordato il Presidente John Elkann aprendo i lavori: Exor detiene il 30,06%, Baillie Gifford il 2,64% e Vanguard International Growth Fund il 2,26%.

Il riconfermato Presidente, John Elkann, si è mostrato particolarmente entusiasta degli ultimi successi e la nascita della Fiat Chrysler Automobiles metterà, a suo avviso, fine alla vita precaria della Fiat.

La FIAT abbandona l’Italia da oggi. Del resto vi sono maggiori convenienze economiche nello stabilire la sede fiscale nel Regno Unito, quella legale in Olanda. Il nostro paese perderà così la sua compagnia automobilistica di bandiera, mentre le autorità fiscali olandesi e inglesi non hanno avuto nulla da criticare e hanno subito accolto con gioia un colosso mondiale del calibro di Fiat.

Nella seconda metà del novecento la forza economica di una nazione si mostrava attraverso il numero di case automobilistiche di bandiera, nel XXI secolo la nostra azienda di riferimento ha però deciso di cambiare Stato.

Peccato che proprio l’ex azienda automobilistica torinese si sia dimenticata di tutti i sussidi ricevuti da uno Stato sempre attento alle richieste degli Agnelli. Di recente Marco Cobianchi, autore di “Mani bucate” (Chiarelettere ed.), ricorda che il 26 giugno 2009, durante l’ultimo governo Berlusconi, il Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) ha dato, attraverso il ministero dello Sviluppo economico, un assegno di 300 milioni di per sostenere anche gli stabilimenti Fiat di Pomigliano d’Arco e di Termini Imerese.

Gli operai dello stabilimento siciliano sono però in Cassa integrazione, mentre il gruppo a oggi conta sui seguenti marchi: FIAT , Alfa Romeo, Lancia, Fiat Professional, Abarth , Chrysler, Dodge Jeep , Mopar, Ram Trucks, SRT.

La casa automobilistica torinese non gode di cattiva salute economica. A confermarlo è il fatto che sia settima nella classifica mondiale di auto prodotte, tutte le altre aziende presenti nella classifica hanno però come caratteristica quella di mantenere la sede fiscale nello Stato di origine.

Non si richiede certo il trasferimento delle case automobilistiche acquistate negli ultimi anni dalla FIAT in Italia, ma almeno non privare il nostro paese di un’azienda che ha fatto la storia dell’Italia. Ormai però il dado è tratto.

Michele Soliani

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