10 MILIONI DI POVERI, MA IL GOVERNO PENSA AL SENATO

Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur. Mentre a Roma si chiacchiera sui sistemi elettorali e sugli organigrammi, l’Italia vede il livello di povertà crescere sino a toccare quota 10 milioni. Un italiano su 6, secondo l’Istat, è ormai precipitato nel baratro. Ma il burattino ed i suoi complici, a cominciare da Padoan, hanno ben altro a cui pensare. Quale soglia di sbarramento per le elezioni? Chi collocare in un Senato privo di veri poteri? Le industrie ed i servizi italiani passano di mano e vengono conquistati da imprenditori stranieri? La classe dirigente italiana, pubblica e privata, si occupa del ben più accattivante problema del nuovo ct della nazionale di calcio. L’immigrazione ormai libera ed assistita determina una crescente povertà generalizzata perché la torta è sempre più piccola ed i pretendenti sempre più numerosi? I politici italiani hanno l’ingrato compito di stabilire se i propri parlamentari possono votare liberamente o se debbono sottostare agli ordini di partito. Due mondi diversi, sempre meno comunicanti. Il potere, pubblico o privato non cambia, ed i sudditi privi di diritti e con l’unico dovere di pagare qualsiasi tassa venga inventata dalla squadra del burattino. Spuntano autovelox ovunque, tanto per far cassa con la scusa della sicurezza.

Ma, quando si tratta di occuparsi di sicurezza vera, i servitori del potere fingono di non vedere le buche nelle strade e sui marciapiedi, il manto stradale che si trasforma in trappola per motociclisti e ciclisti. In questi casi la sicurezza è un optional, perché non si può far cassa a spese dei sudditi. Gli 80 euro in busta paga vanno e vengono, servono per pagare gli aumenti delle tasse in una vergognosa partita di giro che non fa crescere il Paese e non rilancia i consumi. Il turismo interno crolla nonostante gli 80 euro, le località che un tempo erano definite “di villeggiatura” sono ormai quasi sempre deserte e si riempiono solo per Ferragosto e pochi giorni vicini. Ma la colpa, per i burattini, non è della povertà ma solo del maltempo. Chi ha prenotato le vacanze ad aprile, evidentemente, sapeva già che luglio sarebbe stato un mese piovoso. E le seconde case lasciate desolatamente vuote non significano nulla. Tanto qualche genio è convinto di attirare turisti proponendo serate culturali a base di ex ministri, di esponenti vari di un potere spregevole. Ci penseranno i media di servizio a trasformare un flop reale in un falso bagno di folla. Ma i conti non torneranno lo stesso.

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 346 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".

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