20 ANNI DI SILVIO IN POLITICA – Il meglio deve ancora venire

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Silvio Berlusconi compie 20 anni, no non vi è stata alcuna pozione che l’ha fatto ringiovanire, si parla dei suoi 20 anni politici; dal 26 Gennaio 1994 al 26 Gennaio 2014. I maligni diranno che sono troppi, i fatti invece sembrano dire il contrario: Il Cavaliere è ancora uomo simbolo del centrodestra italiano, leader del partito più forte tra quelli che vi sono a destra,ed è ancora l’unico la cui leadership è indiscussa e indiscutibile.

Nel 1991 è caduta l’Unione Sovietica, ma i comunisti in Italia continuavano ad esserci,si trasformarono in Democratici di Sinistra, iniziarono a cercare i voti nell’elettorato moderato, iniziarono pian piano ad abbandonare  i temi più cari alla Sinistra e ai tipi Sinistri, ma ripetiamo continuavano ( e continuano) ad esserci. Ma non solo continuavano ad esistere, ma alle porte del 1994 sembravano essere i più forti candidati alla conduzione della Nazione. Ecco che allora arrivò un imprenditore milanese, sorridente, colto, alla mano, ricco e astuto, che riuscì a compattare nel Polo del Buon Governo tutte le forze  che con i comunisti non avevano nulla a che vedere. Così questo imprenditore si fece portavoce dei liberali italiani con un movimento di nome Forza Italia, restituì dignità elettorale alla destra post missina, comprese il malcontento dei settentrionali e portò per mano a governare anche i più centristi tra i centristi. Fece di necessità virtù, e gli italiani gliene furono grati.

Questa storia sembra una favola, invece è proprio Storia, è la cronaca romanzata della discesa in campo di Berlusconi. Sicuramente il Cav la racconterà ai nipotini e c’è più di qualche italiano che ama leggerla e forse anche raccontarla. Con un esordio in politica di questo genere è facile capire perché la fiducia degli italiani verso Berlusconi non sia mai scesa in maniera rilevante e perché 20 anni sono pochi per battere la ritirata. Che vent’anni non abbiano ancora stufato gli elettori di centrodestra l’hanno capito benissimo anche il PD e il M5S ed è per questo che hanno provato ad affossarlo definitivamente votando in Parlamento per la decadenza del Cav, violando probabilmente il principio d’irretroattività della legge penale, forzando la mano a costo di compiere un vero e proprio attacco alla democrazia pur di liberarsene.

Berlusconi detiene almeno due record personali piuttosto significativi come uomo politico: l’unico Presidente del Consiglio a portare a termine una Legislatura nella Storia della nostra Repubblica, dal 2001 al 2006; ed è stato anche l’unico Premier nostrano ad essere accolto, ascoltato ed applaudito dall’intero Congresso degli U.S.A., una dimostrazione di forza notevole. Non potrà mai arrivare a presiedere sette governi come fece Andreotti -probabilmente ,provenendo dalla società civile , non se lo è nemmeno mai augurato- ma ne ha presieduti tre, ed è difficile parlare d’immobilismo istituzionale, a confronto i Governi Monti e Letta sembrano la carcassa della Concordia arenata al Giglio.Per ricordare qualcuno dei meriti maggiori dei Governi Berlusconi possiamo citare l’aumento delle pensioni minime, l’introduzione della patente a punti, il “bonus bebè” per le giovani coppie, la conferma del 41bis per i delitti di stampo mafioso, una politica rigorosa sull’immigrazione che raggiunse il suo apice nel 2010 quando a Lampedusa gli sbarchi furono sostanzialmente azzerati, e sempre nel 2010 la più forte repressione in termini di confische e arresti ai danni delle cosche mafiose che l’Italia abbia mai visto. Ma forse stiamo dimenticando la cosa più importante: la riforma costituzionale.

Nel 2005 l’allora Governo Berlusconi II approvò una riforma della Carta Costituzionale che attribuiva maggiori poteri al Presidente del Consiglio, avvicinando quindi il nostro assetto costituzionale a quello presidenziale, e riduceva il numero dei Parlamentari di 175 unità. Sapete come andò a finire? un referendum scellerato della sinistra e di Di Pietro gettò alle ortiche tutto quel lavoro, e la riforma Costituzionale fu riposta nuovamente nel cassetto. Poniamo l’accento sulla vicenda della riforma costituzionale tradita dalla sinistra perché provoca un sorriso amaro pensare che oggi,con quasi 10 anni di ritardo, Renzi, nuovo capo di quella sinistra, propone all’incirca la stessa cosa. Volendo farci del male potremmo ricordare anche che la svolta presidenzialista in realtà fu auspicata già dal M.S.I. quaranta anni prima. Dopo vent’anni il Cav trova un leader del centrosinistra che non disconosce quelli che sono stati i suoi meriti e che non si arroga il diritto di definire “coglioni” chi non vota a sinistra, dopo vent’anni il Cav incontra un osso duro che forse deve imparare ancora bene  come stare sul ring.

Renzi sfida tutto l’antiberlusconismo radicato nelle pellicole di Nanni Moretti, nei salotti di Fazio, Guzzanti e Crozza, nel pensiero unico della sinistra radical chic che non produce ma pensa e parla, e finisce per decidere la legge elettorale insieme al Cav, incontrandolo nella sede del PD come se fosse un ospite gradito tra quelle mura. Il primo effetto di quella mossa sono stati le critiche feroci di Bersani, Cuperlo e Fassina, uno sconquassamento nell’ala sinistra del PD, un’ala che forse non conta più tanti politici in prima linea ma conta tanti voti di persone che sperano ancora nel Sol Dell’Avvenire. Il secondo effetto è stato quello di isolare i grillini, facendoli apparire come dei reietti della politica, buoni solo a gridare, rimettendo al centro del dibattito la dicotomia tra destra e sinistra. Il terzo effetto è un effetto speciale: ha ricordato a tutti i politici e gli elettori di centrodestra che senza Berlusconi non vanno da nessuna parte, tanto da ridimensionare enormemente il rampollo solitario Angelino Alfano.

Facendo una somma delle conseguenze dell’incontro tra il Cavaliere e Matteo Renzi è plausibile sostenere che chi ha maggiormente giovato dell’evento è proprio Silvio, che nel frattempo riorganizza Forza Italia, riparte dal territorio e dai Club -circoli del movimento berlusconiano- e lavora ai fianchi il Matteuccio rampante, che certo non è un fesso ma che ha dato per finita una storia che invece sembra ancora tutta da scrivere; per questo possiamo asserire che “il meglio deve ancora venire”.

Raffaele Freda

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