Benvenuti alla recita di Natale (o anche no…)

0
336

Devo fare ammenda. Questa storia dell’abolizione dei presepi e dei canti di Natale nelle scuole pubbliche italiane, l’ho presa sotto gamba. Anzi, ho peccato anche di una certa arroganza intellettuale, dicendo ad amici e parenti che esageravano, che sicuramente le cose non erano così drammatiche come dicevano loro e accusandoli addirittura di essere provinciali e di vedute ristrette. Mi sbagliavo. E quanto mi sbagliavo!

Ho due figli che vanno all’asilo e uno che va alle elementari, presso istituti pubblici. Delle loro maestre penso un gran bene e così dei genitori dei loro compagni di classe. Ieri era giorno di recite e del “mercatino di Natale”, nel quale i bambini e i genitori vendono i lavoretti e le torte e il ricavato viene dato in beneficienza.

Avevo avuto già una situazione strana quando è girata una mail nella quale si metteva ai voti a chi destinare il piccolo contributo. Erano state proposte un paio di Onlus sconosciute di quelle che hanno nel nome “sorrisi” e “bambini” e, da non so chi, l’opera Salesiani. Mia moglie aveva votato per i Salesiani. Il giorno dopo, alla festa di compleanno di una bambina, due mamme della nostra stessa classe mi hanno avvicinato e mi hanno chiesto con aria stupita se fossi “credente”. Ho risposto di si. E loro mi hanno detto che invece loro era agnostiche, ma “ammiravano” chi ha la Fede. Bha…

A scuola c’erano alberi di Natale dappertutto e palle di ogni genere e tipo. Molto bello. Lì per lì l’assenza di presepi o anche solo stelle comete non mi ha sciupato certo l’atmosfera. I bambini hanno cantato una canzone di Branduardi, una sugli gnomi e una molto divertente che dissacrava i cattivi delle fiabe (alla strega arrabbiata gli tiro una patata… al gigante gli tolgo le mutande).

presepe-vivente-scuola-infanzia-1-900x506

Poi è stata la volta del mercatino alle elementari. Aula maglia spoglia con banchetti con torte e oggetti tutto intorno. In un angolo, un albero di Natale, addobbato con palle colorate. Sotto l’albero un grande e ben fatto pannello con un luccicante candelabro a sette braccia e quattro stelle a sei punte. Una mamma spiegava ad un’altra che era il lavoretto che le maestre avevano assegnato ai bambini di quinta, che hanno in classe un bambino israelita e per non farlo sentire escluso avevano fatto tutti insieme i simboli della sua religione. Accanto al pannello c’era un signore baffuto con l’aria ombrosa.

Fatto il giro della sala, mia moglie mi dice: “non ho visto né un presepe, né un Gesù bambino… Ma non è la festa di Natale?” e ride. In effetti è vero. Ci passa accanto una coppia molto giovane, la signora ha un aspetto esotico, forse dell’Europa dell’Est. Il ragazzo, passandoci accanto, fa un commento simile, dicendo che a Natale si sarebbe aspettato un presepe. Il signore con i baffi lo carica a testa bassa, gli dice che non si deve permettere di dire certe cose, che lui è sì cattolico, ma che dobbiamo abituarci a convivere con le altre culture e gli chiede se “è per caso razzista”. Il ragazzo, imbarazzato, gli indica la moglie, dicendogli che lui è sposato con una straniera, ma che il Natale è la festa della nascita di Gesù e che non dovremmo rinunciare alle nostre tradizioni…. Se ne va borbottando, ma a testa bassa.

Salvini vestito da Re Magio
Salvini vestito da Re Magio

Altri genitori commentano l’accaduto. Uno dice: “Io certo non voterei mai Salvini, ma non capisco perché noi dobbiamo rinunciare alla nostra cultura per farci imporre quella degli altri” e volta la testa verso la porta, dove sola e silenziosa sta una donna con il fazzoletto sulla testa. L’ho già vista altre volte, una mamma musulmana che abita nel quartiere. Nessuno la saluta o le rivolge la parola. Vedo due bambini e una ragazza che gli si avvicinano a turno. Li conosco: uno gioca a calcio con mio figlio, uno lo incontro nella piscina del quartiere, l’altra è una ragazzina alta e magra molto educata che incontro per strada e mi saluta. Sono evidentemente i figli. Non mi ero mai accorto che non fossero italiani

Intervengo nel dibattito e mi permetto di dire che non vedo da nessuna parte simboli islamici, quindi ritenere che abbiano tolto presepi e crocefissi per far piacere a quell’unica signora è un po’ azzardato.

Alla fine tutti sembrano trovare un accordo sul fatto che “se non ci stanno i simboli nostri non ci devono essere nemmeno quelli degli altri”. Vince il laicismo.

Andando via, passo vicino alla signora con il fazzoletto e incrocio il suo sguardo. Le dico: “Buona sera signora, buone vacanze”. “Grazie – mi risponde – e un felice Natale anche a lei…”. L’unica persona che mi abbia fatto gli auguri di Natale in tutta la scuola.

Sulla strada di casa mia moglie mi comunica che nella scuola (pubblica) accanto alla nostra quest’anno hanno abolito anche la festa del papà e la festa della mamma “per non mortificare un bambino che ha due papà…”.

Seduto sul divano, guardo una serie televisiva distrattamente. A un certo punto mi rendo conto che ci sono due uomini in un letto che si baciano con trasporto. Premo sul tasto fast forward. Mio figlio, di anni sette, mi guarda di traverso e ridacchia: “non ti preoccupare – mi dice – lo so che sono due uomini che si baciano. Ci sono due bambini con me a calcio che si baciano sulla bocca. Non ti preoccupare, è normale che i ragazzi stiano coi ragazzi e le ragazze con le ragazze…”.

Guardo il mio presepe: il bambino nella culla, la sua mamma e il suo papà che lo guardano con tenerezza. E pure il bue e l’asinello, gli angioletti, i pastori, i re Magi e la cometa. Da bambino mi piaceva da morire costruirlo con mio padre, e con i miei fratelli si litigava per chi dovesse avere l’onore di mettere il bambino nella culla. Bei tempi. Ma era il secolo scorso.

Tanti auguri. Il Natale è un simbolo bellissimo. Non è necessario essere “credenti” per viverlo con l’amore per i propri familiari e la gioia per qualcosa di nuovo che nasce. O anche qualcosa di antico che, malgrado tutto, continua a rinascere.

Comments

comments