4 marzo: elezioni su Marte

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La campagna elettorale per il nuovo parlamento marziano è ancora lunga e ci riserverà altre sorprese benché sinora le balle spaziali non siano mancate, come pure il vuoto cosmico delle proposte intelligenti. D’altronde i politici marziani non hanno idea della situazione italiana, e lo si nota benissimo in ogni dichiarazione. Da un lato Berlu che tuona contro i 5 stelle accusandoli di obbedire ciecamente alle indicazioni dei capi. Manco fossero le donne della corte di Arcore, fulgido esempio di pensiero indipendente. Sul fronte opposto il bugiardissimo racconta il mondo marziano dove gli abitanti del pianeta non devono fare i pistoleri perché le forze dell’ordine marziane tutelano i cittadini ed arrestano i delinquenti che i magistrati marziani spediscono immediatamente in carcere. E ci rimangono. Su Marte, ovviamente.

Dove le forze dell’ordine non fuggono davanti ai delinquenti, abbandonando un collega ferito. E su Marte non si assiste neppure a patetici confronti tra un direttore di un museo egizio  – che è sicuramente esperto di storia antica ma dimostra di non sapere nulla, o di essere fastidiosamente fazioso, rispetto a quella contemporanea – ed un esponente politico che non è neppure in grado di comprendere l’imboscata ma pretenderebbe di governare l’Italia. Su Marte non ci  sono neppure gli organi di informazione al servizio del pensiero unico obbligatorio che poi si stupiscono per il crollo del numero dei lettori. Ma allora non si capisce perché si debba votare in Italia se la rappresentazione della realtà è quella marziana.

Candidati imbarazzanti, programmi incredibili, speranze nulle. Si rispolvera un po’ di antifascismo come se si aggiungesse il prezzemolo, se non basta (e non basta) si inventa un po’ di lotta anti sabauda o anti borbonica, magari con un pizzico di indignazione contro Napoleone, Carlo Magno e Giulio Cesare per finire con i cortei contro Alessandro. Spartaco è vivo e lotta insieme a noi. In Italia, purtroppo, non su Marte.

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