La ragazza che non ha venduto un gelato a Salvini è semplicemente vittima del pensiero unico

0
922

Fa ancora discutere il caso della ragazza che si è rifiutata di dare un gelato a Matteo Salvini perché razzista. Una vicenda che ha portato a molta confusione in Italia anche perché non si capisce se la ragazza sia stata licenziata dal suo datore di lavoro o, cosa più probabile, se ne sia andata di sua volontà. Quello che è certo è che si tratta di una ragazza di 20 anni, vissuta per gran parte della sua vita in un contesto sociale che educa fin da giovani i ragazzi a un indottrinamento su alcune questioni sociali quali per esempio il razzismo. Già perché se Salvini è razzista, è razzista perché un certo sistema ha imposto ai giovani di considerarlo così, senza guardare in alcun modo in faccia alla realtà delle cose. Si incita al multiculturalismo, ma il multiculturalismo prevede come suo elemento fisiologico il concetto di razza, in caso contrario non vi sarebbe più motivo per utilizzare l’espressione multiculturale. Più in generale si vive in una società che incita i giovani fin da tenera età al politicamente corretto, un concetto dogmatico e troppo fragile per essere assunto a unica verità.

Nel caso, poi, della ragazza che si è rifiutata di vendere un gelato a Salvini il fattore politico, anche se la ragazza afferma che le sue motivazioni sono quelle, centra poco: il vero problema è l’assenza di qualsiasi forma di educazione, di rispetto nei confronti del cliente, sopratutto se rappresentante delle istituzioni, che dovrebbe essere sacro. Quante volte ci troviamo di fronte a un commesso che si permette senza tanti problemi di darci del “tu” come se fossimo suo fratello o sorella? Senza parlare di tutte quelle volte che uno deve in modo ossequioso rivolgersi nei confronti dei camerieri dei ristoranti perché l’incognita che questo ti tratti male a un tuo strano sguardo è sempre dietro l’angolo.

Ma tralasciando gli aspetti politici, per cui servirebbe un trattato di sociologia e di politica, lasciano perplessi anche altri aspetti della nostra vita sociale come per esempio i modelli a cui i giovani attingono. Hanno fatto discutere le foto di Chiara Ferragni su Instagram del suo parto. Dove è finita una certa intimità, ma sopratutto dove è finita quella voglia di andare contro gli stereotipi di una società che incita i giovani a mostrare tutto di loro stessi sui social? Probabilmente è finita sotto le macerie di una cultura che in questi ultimi dieci anni si è sempre più impoverita di contenuti e di una famiglia che troppo spesso è assente e perde il suo ruolo di motore culturale e sociale della società italiana.

Una posizione lavorativa ora è libera. Speriamo che almeno qualche giovane sicuramente più bisognoso ed educato prenda il suo posto.