Il Governo Gentiloni non si rassegna alla sconfitta

Siamo sicuri che le espulsioni di diplomatici stranieri rientri nell’ordinaria amministrazione di un governo che sopravvive a se stesso e non ha più alcuna legittimazione? Non si sa, ma quello che si sa è che il governo Gentiloni se ne frega delle regole, del rispetto per il voto degli italiani. Verissimo che non si è ancora insediato un nuovo esecutivo ma è ancora più evidente che ad uscire sconfitto dalle urne è il Pd che ha espresso è sostenuto il governo Gentiloni.

Dunque sarebbe semplice decenza non procedere con decisioni di parte e non condivise da chi le elezioni le ha vinte. Invece no. Si procede con le decisioni del ministro della ingiustizia che rimette in libertà i delinquenti, si procede con le reti tv pubbliche che proseguono a riservare lo spazio agli amici degli sconfitti per pontificare su argomenti che non conoscono. Probabilmente con la consapevolezza che nulla cambierà anche dopo. Come nulla è cambiato quando al governo è andato Berlusconi con il suo codazzo tragico dei Gianni Letta e con i consigli sbagliati di Confalonieri. Tutti terrorizzati da tutto. Solo il terrore può spiegare lo spazio offerto, in passato,  a un personaggio come  Saviano che ora è stato trasformato dalla sinistra più ottusa e faziosa non solo in uno scrittore di vicende camorristiche  ma persino in un guru della geopolitica. Lui, dal suo attico negli Stati Uniti, ha capito tutto della Siria e di Assad.

 Neanche fosse stato ammaestrato da qualche funzionario della Cia. Ma a senso unico è anche la disinformazione a proposito della Catalogna, d’altronde l’unico leader politico che ha avuto il coraggio di protestare per l’ignobile comportamento di Madrid è stato Zaia. Per il resto era più importante, evidentemente, accapigliarsi sull’utilizzo dell’autobus, con scorta, da parte di Fico. Ovvio che la prudenza dei vincitori favorisca la prevaricazione da parte dei vinti. Poi non saranno due espulsioni di diplomatici russi, seguita inevitabilmente dall’espulsione di due diplomatici italiani dalla Russia, a stravolgere i rapporti con Mosca. Buffonate per far contenta la May e il bulletto di Washington. Ma sono i gesti del governo nei confronti degli italiani a rappresentare una scorrettezza senza fine.

Augusto Grandi
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Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".