A Bologna trionfa il bigottismo dei Centri Sociali

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Da tempo si prevedeva che la manifestazione della Lega-Nord nella città più rossa d’Italia sarebbe stata contestata e sicuramente non ben accolta all’unisono. I fatti di oggi (ieri per chi legge) non fanno che testimoniare quello che in tanti davano per certo.

I disagi si avvertono di prima mattina: un incendio doloso appiccato in quattro punti diversi, durante la notte tra il sabato e la domenica, ha compromesso i cavi adibiti alla trasmissione dei dati per la gestione del traffico ferroviario, causando gravi ritardi ai treni provenienti da Milano e Verona. Una scritta trovata a terra “8/10 sabotiamo un mondo di razzisti e di frontiere” non lascia perplessità sui fautori del danno.
IMG_7024La città in un primo momento sembra tranquilla: i giovani, che sventolano bandiere rosse appartenenti a diverse associazioni filo-comuniste, e che innalzano cartelli di protesta, presidiano Piazza delle Medaglie d’Oro, Via XX Settembre e il ponte di Via Stalingrado in modo pacifico, intonando i 99 posse e contestando quella che sentono come un’invasione, mentre i manifestanti della Lega, di Fratelli d’Italia e Forza Italia cominciano ad affollare Piazza Maggiore.

Ogni punto nevralgico è, però, IMG_7115
sorvegliato dalla polizia, pronta ad intervenire allo scopo di contenere le proteste e di non far sfociare la massa di estremisti nella zona della manifestazione. Numerose sono le camionette e l’intera area è sorvolata da un elicottero. Ciò rassicura, ma allo stesso tempo, tradisce quella sensazione di apparente serenità.

“Questa città ha un nome e un cognome: Partito Democratico” declama un contro-manifestante in Piazza delle Medaglie d’Oro; “Salvini attento alle zecche, a Bologna fischia ancora il vento” recita uno striscione in Via XX Settembre; “Prima i Poveri” un altro sorretto in cima al ponte di Via Stalingrado, mentre tra i vicoli della città si leggono molte scritte diffamanti che imbrattano i muri.

IMG_7121L’atmosfera è destinata a cambiare, e muta in poco tempo. Attorno alle 12.00 i contestatori sul ponte Stalingrado, tra i quali quelli dei collettivi di varie organizzazioni, cominciano ad avanzare verso il centro storico, e quindi verso il cordone di poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa che delimitano il cavalcavia. È in questo frangente in cui avvengono gli scontri. I poliziotti caricano una prima volta, mentre i contestatori reagiscono utilizzando i bastoni dei cartelli come arma, tirano calci e pedate. La situazione persiste per un po’ in un continuo incedere dei contro-manifestanti e cariche delle forze dell’ordine, fino a quando si fa più critica: insieme ai pomodori e alle uova, i dimostranti iniziano a lanciare bottiglie di vetro, petardi e fumogeni. I colpi sono assordanti, la paura è tanta, la tensione altissima. Un poliziotto viene ferito e trasportato in ambulanza; un ragazzo e una ragazza vengono arrestati e scortati da degli agenti in borghese su una panda grigia che sfreccia via. I contestatori, IMG_7185intanto, vengono spinti al di là del ponte che rimane un deserto di sfasciume: cocci, gusci d’uova, cartelli calpestati, scarpe perse durante il conflitto. Uno spettacolo penoso, che nella mente magari si era anche ipotizzato, pensato, calcolato, ma al quale non si credeva veramente di dover prestare gli occhi, al quale madri, padri, magari mogli e figli, speravano di non dover sacrificare il cuore.

Anche in Via XX Settembre, i rossi del movimento Hobo e delle altre organizzazioni protestano facendo scoppiare grossi petardi, ma qui lo scenario è meno preoccupante.

IMG_7091In Piazza Maggiore, tra i manifestanti della destra, si infiltrano dei ragazzi con il viso macchiato di colore marrone che gridano “Bologna meticcia”, e che vengono subito allontanati. Ore dopo, un gruppo di contro-manifestanti raggiunge la Piazza in corrispondenza della parte compresa tra Palazzo del Podestà e Via degli Orefici. All’altezza di quest’ultima, un cordone di poliziotti e carabinieri divide i due diversi schieramenti. I contestatori, tra cui molti stranieri, cantano e ballano, e all’udire di “Va pensiero” alzano i diti medi. IMG_7299                                                          Le due fazioni iniziano a battere e
controbattere: i verdi con “destra, destra, boia chi molla”, i rossi con “fuori la lega dallo stato”, e il cordone di poliziotti sembra trasformarsi in una rete da ping-pong.
Oltre a discutere e battersi verbalmente, schernendosi e beffandosi delle ideologie opposte, qui non avviene nulla di più.

Alle 15.00 sembra tutto cessato. La manifestazione di Salvini che ha accolto anche Berlusconi e la Meloni, è finita e per le strade del centro sembra tornare la normalità. IMG_7360Solamente alle 17.00, da Via Augusto Righi e diretti in Via dell’Indipendenza, si vedono arrivare i contro-manifestanti e avanzare lentamente, anticipati da un furgoncino che diffonde la voce di uno di questi. I poliziotti, avanti diversi metri, contemporaneamente indietreggiano lasciandogli spazio. Sanno che il loro intento è semplicemente quello di “riconquistare” Piazza Maggiore, cosa che fanno alle ore 18.00. Durante tutto il corteo, i fumogeni rossi hanno illuminato il percorso, e simbolicamente, raggiunta la Piazza che poche ore prima era stata offuscata dal fumo verde, i contestatori la irradiano del loro colore. IMG_7413Un ragazzo, salito in cima al furgoncino, brucia un foulard della lega con le
scintille rosse.
Il corteo si conclude così. Magari fosse stato così innocuo per l’intera giornata.

I ragazzi di Bologna appartenenti alle organizzazioni e associazioni che hanno contro-manifestato oggi, non ne vogliono proprio sapere della Lega. Hanno vissuto come un affronto la manifestazione di oggi. Ma dall’approccio che hanno mostrato, c’è da chiedersi se il motivo sia la Lega, troppo provocante e sfacciata (ma pur sempre libera di dover rappresentare i cittadini bolognesi che in questa si identificano), o se sia, a priori, qualsiasi altra cosa che non sia di un appariscente color scarlatto. A questi ragazzi, che si definiscono aperti, non bigotti e non ristretti mentalmente, forse bisognerebbe chiedere di riflettere sul fatto che, magari, nel loro essere così aperti, in realtà siano rimasti un po’ chiusi, intrappolati nella stessa prospettiva assunta da anni; che nel loro non-essere bigotti fino al midollo, magari, lo sono diventati; che nel loro non-essere ristretti mentalmente, magari, si sono annacquati un po’ troppo. Forse.

di Valentina Canteri

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