Approvata la riforma del Senato: un’occasione sprecata

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Ieri è passato definitivamente il DdL Boschi, la cosiddetta riforma costituzionale del Senato. Molti la sostengono, molti altri la criticano. Ma cosa cambia esattamente con questa nuova riforma? Quali caratteristiche ha?

La riforma in questione parte da un presupposto più che corretto: delegare la carica di Senatore ai rappresentanti locali. Il che è sicuramente condivisibile, in quanto si riavvicinerebbe la politica ai territori e alla vita reale e quotidiana, instaurando un rapporto più faccia a faccia coi cittadini. In Germania, negli Stati Uniti e in altri tanti Paesi funziona così.

Tuttavia, osservando gli sviluppi successivi a questa premessa, si può constatare qualche incidente di percorso: infatti tale sistema funziona in un Paese con forma di governo federalista, ossia concedente agli enti locali una grande autonomia e forti poteri ai rappresentanti locali in Senato. Invece nel nostro caso, non solo l’Italia è un Paese con forma di governo più centralista, ma la suddetta riforma supera il bicameralismo perfetto, dando maggiori poteri alla Camera dei Deputati con rappresentanza non locale e svuotando il nuovo Senato di quasi tutti i compiti istituzionali lasciandogli le “briciole”. Così non vi sarà nessun contropotere serio alla Camera, che potrà fare tutto con molta più autonomia di prima. E così la buona premessa iniziale viene completamente capovolta.

Oltre a ciò questa riforma prevede che i nuovi Senatori siano persone che già lavorano nelle istituzioni locali. Il che pone non pochi dubbi in merito alla bontà della riforma della sua complessità, a meno che i nuovi Senatori non si ritrovino a Roma rare volte. Come farebbe altrimenti un politico a svolgere due lavori istituzionali bene contemporaneamente? Ardua missione. Ai fautori della riforma non è venuta in mente un’altra nuova categoria di rappresentanti locali?

Qualcuno potrebbe replicare che comunque i nuovi Senatori non verranno stipendiati per il lavoro in Senato, mentre nuovi rappresentanti col solo titolo di Senatore lo sarebbero. Vero, ma delegando la carica a questa classe già istituzionale ciò che non si spenderà in stipendio verrà speso comunque in rimborsi spesa per i numerosi viaggi dai territori locali a Roma.

Inoltre la classe dirigente dei Consiglieri regionali, comunali, ecc., è la classe politica in Italia che ha maggiori guai con la giustizia – a cui, tra l’altro, questa riforma dona l’immunità parlamentare, salvandoli di fatto dai processi giudiziari.

Ecco perchè il DdL Boschi è di fatto un’occasione perduta: ottima premessa, pessimi sviluppi, rendendo il Senato un ente inutile, comunque costoso, e accentrando maggiormente il potere alla Camera senza alcun tipo di contropotere.

Citando Padmé Amidala nell’Episodio III della celebre saga cinematografica “Guerra Stellari”, quando il Cancelliere Palpatine assume i pieni poteri: «È così che muore la democrazia».

di Giuseppe Comper

[Photocredit www.ilgiornale.it]

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