C’erano una volta le armi di distruzione di massa

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C’erano una volta le guerre per distruggere le armi di distruzioni di massa e i dittatori che sostenevano la produzione di queste. Erano gli anni 2000 e gli Stati Uniti si davano un gran da fare per mostrare le prove che Saddam Hussein stava producendo armi capaci di annientare intere città. Chi non si ricorda Colin Powell che, sempre per via di quella cosa fastidiosa della “supremazia bianca”, era costretto ad agitare provette nella sala del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite?

Il generale si basava sulle informazioni date dall’iracheno Janabi – che vive ancora in Germania, a Karlsruhe – che ha recentemente raccontato di avere dato all’intelligence informazioni inventate su camion di armi biologiche con cui aveva lavorato a Baghdad. Raccontò di ruoli e dettagli inventati, che vennero messi in dubbio da altre testimonianze, in particolare da quella del suo ex capo interpellato a Dubai. Quei racconti arrivarono all’intelligence americana, e nel 2003 Colin Powell parlò di “descrizioni di prima mano su fabbriche mobili di armi biologiche” e disse che “la fonte è un testimone diretto, un ingegnere chimico iracheno che ci ha lavorato. Era presente durante la produzione di agenti biologici e anche quando nel 1998 un incidente uccise dodici tecnici”. Janabi aveva avuto successivi incontri con l’intelligence tedesca che aveva girato le sue informazioni agli Stati Uniti.

Erano degli Stati Uniti di altri tempi, un Paese che godeva anche di una stampa più favorevole alle proprie esigenze, che forse non si sarebbe comportata come si sta muovendo l’attuale amministrazione. Allora vi erano dei sospetti su Saddam Hussein, nei confronti di Kim vi sono delle certezze. Whasington si poneva come unica superpotenza capace di garantire la sicurezza mondiale con interventi militari di “polizia” su tutto il mondo, oggi gli Stati Uniti devono subire i vari diktat provenienti dal G20.

Se raccontassimo un simile fatto a una persona vissuta 20 anni fa, nessuno crederebbe che gli Stati Uniti siano rimasti bloccati dai veti di Mosca o Pechino. La politica internazionale viene gestita proprio da loro che hanno fortemente limitato negli ultimi 7 anni quella degli Stati Uniti.

Trump, in conclusione, sta subendo i disastri diplomatici compiuti da Obama perchè quello che sta causando il giovane Kim è dovuto all’assenza di una diplomazia che guarda al lungo termine. La “bomba” era in possesso dei vertici nordcoreani da anni e tutti ben lo sanno, quello che è mancato è il fine lavoro diplomatico che permette a qualsiasi paese di muoversi sullo scacchiere mondiale.

E gli Stati Uniti sembrano ormai non possederlo più.

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