Contestazioni? Una recita teatrale finita male, uno schifo

ANNI NOVANTA e SCUOLA – Mi ricordo gli anni Novanta. Le contestazioni. Erano anni in cui la discussione scolastica vedeva impegnate le scolaresche su tre temi: l’adeguamento delle strutture (in molte era presente eternith), la privatizzazione delle scuole professionali (che di fatto è proseguita per questioni economiche) e infine la vituperata “ora di religione”.

Contestazioni fatte in piazza e nelle assemblee: erano anni in cui gli studenti si battevano per i propri diritti scendendo per le strade con cartelli e megafoni. Si trattava di cose importanti – non che queste non lo siano – ma anche di effettive scelte politiche degli studenti oltre che sociali. Erano anni per cui – chi scegliesse di non fare religione o di manifestare – lo faceva con la propria stessa e sola responsabilità, perdendo persino un punto sulla “condotta” il voto che attestava se eri uno studente maturo o no. Manifestare significava mettersi al centro della situazione e doversi riscattare dimostrando di essere “migliore”. Ma erano contestazioni fatte dagli studenti.


Non ricordo che si fossero permessi mai di parlare (al posto di noi studenti) gli insegnanti o le associazioni del sistema politico: era una litote, se si tratta dello stesso sistema contro il quale si andava a lottare. Contestazioni? Gli insegnanti hanno lo stipendio, gli studenti no. Forse questo piccolo particolare sfugge: gli studenti non si batton per i soldi, i volontari neanche, i politici – invece – hanno con i ricercatori e con i professori una battaglia in comune: i soldi, lo stipendio, che non consentono di sventolare la verginità.

La verginità è proprio una di quelle cose che prima c’è e poi “puff” sparisce, non c’è più. Un dato di fatto. Negli anni novanta le proteste e le contestazioni le abbiamo fatte tutti: c’erano i centri sociali, certamente, c’erano le parti sociali, ovvio, ma mai “noi studenti” abbiamo permesso a: insegnanti, politici, sindacati, partiti di intercedere per noi. Questa NON è democrazia e voce della contestazione, questa è BRUTTA politica. Si tratta di sceneggiate manipolate dagli adulti, adultissimi.

Ianeselli (CGIL) e Franch (Scuola)

E’ mancato il rispetto per chiedere lezioni per il rispetto. Stupido, no?

LA POLITICA SPORCA – Quello che va in scena a Trento non è un normale dibattito acceso tra la piazza di studenti che chiedono i corsi che parlano di genere e la politica (sarebbe normale), bensì una politica sporca fatta di parti sociali esterne alle famiglie e agli studenti (aggiuntive) che fanno leva sul bisogno e sulle pulsioni degli studenti per abbattere il “nemico” politico della attuale governance. E’ sporca, come la guerra condotta in ex Jugoslavia, sporca come la guerra in Palestina, come tutti quegli ideali per cui proprio i giovani si battono. Che coraggio e che pelaccio sullo stomaco chiamare contestazioni una massa di persone impreparate a parlare che si difendono a suon di insulti da un presunto leso diritto.


Politica sporca è quando si utilizza la freschezza dei giovani per arrivare ai fini dei vecchi. E per questo non mi sogno di attaccare la ragazza del megafono che parla ai coetanei, ma gli adulti che usano i giovani come proiettili con il movente sano e pulito che loro, che sono vecchi, non hanno più. Si è vecchi anche a 40 anni, si è vecchi quando per realizzare se stessi si schiaccia qualcun’altro.

Leso diritto! Contestazioni? Suona e puzza di lesa maestà. Hanno osato parlar di un tema, il genere, senza invitare gli attori politici famosi, ahinoi. La contestazione è così politica sporca: quando si vede solo una delle parti in causa, cioè i manifestanti che hanno gestito male un evento, a sua volta organizzato male, perdendo di vista il complessivo quadro, fatto di empatia e di paura, di forti emozioni, di sentimenti braccati in un palazzo, come un Golpe psicologico, per spaventare, per minacciare, per fare i bulli. Ma non si parla dei corsi contro il bullismo? Le foto che seguono dimostrano che questa maleducazione e scompostezza ha causato sì una reazione: la violenza. Non val la pena.

(In foto Casagranda, politico candidato in Civica Trentina Provinciali 2018)

UN EVENTO NATO MALE – Far scena per richiamare il fascismo è abbastanza stupido quando in una sala di 70 persone si sono stipate 90 persone e non c’è più spazio. Un evento collaterale alle iniziative della cultura, trattasi di laboratori e non di ore obbligatorie, che diventa il perno per scatenare la guerra tra parti.

Un utilizzo sbagliato dei mass media, per far propaganda, mandando comunicati che si vantano di aver deriso i relatori (che svolgono un lavoro e sono pagati per quello a prescindere da quanti applaudono e da quanti ridono) con la piazzata dell’abbandono della sala di massa (almeno lasciate che siano occupati i posti dagli interessati) e proclami sindacali in cui si istiga alla maggiore violenza (come se Bisesti fosse Pinochet).

UNA LEZIONE DA RICORDARE – I video dei momenti salienti della serata, grazie al possesso dei telefonini, sono ovunque. A seconda dell’angolatura la percezione del fatto è diversa. Non c’è e non ci sarà mai una lettura univoca di una serata.

Va però ricordato un breve elenco di dati di fatto: la serata trattava un argomento classico basato su bibliografia esistente e in linea con il trend demografico della nostra provincia, il focus sulle famiglie e sulla scuola partiva dai dati attuali e non dalle future proiezioni, per cui genitori conviventi, genitori separati o divorziati, single, etc..

Si parlava di bambini e bambine che esistono e che vanno a scuola nelle classi e ai quali si rivolgeranno i laboratori futuri. Si parlava con delicatezza di un approccio soft alla lettura dei nostri bambini in relazione alla loro predisposizione quotidiana. Nelle relazioni non si sono viste diatribe “contro” ma era un incontro “per”.

La sala era stretta e ospitava 70 persone a sedere più al massimo la classica porzione del 30% in piedi. Non era previsto un grande pubblico che invece ci sarebbe stato, ma l’area era satolla.


Il corridoio antistante le sale e la gradinata non consentono la sosta, per motivi di sicurezza. L’unico luogo idoneo adiacente per consentire una manifestazione (tranne un eventuale flash mob di 4/5 persone) era la grandissima piazza. La legge sulla Sicurezza lo impone. Del resto fra le molte cose cambiate da quando ci sono stati gli attentati terroristici anche i protocolli di sicurezza: è elementare ed evidente che tutto ciò è sbagliato. E non va bene promuovere come vittime le persone che violano le norme: significa far passare il concetto che nel Palazzo della Provincia si può entrare con il trattore, tanto tutto è lecito. Altro che contestazioni.

Barbara Poggio professoressa associata presso Università di Trento


UN QUESITO SENZA RISPOSTA – Imbucarsi in oltre 100 persone per scatenare un parapiglia e per mandare all’aria un incontro è intelligente?

In seguito alcuni dei commenti comparsi via social, che possono essere d’aiuto per dare un senso a questo fatto accaduto, dove delle persone sono state sequestrate in una sala (senza sospettare nulla) e poi sono state accusate di aver gestito la situazione in modo fascista).

Sergio Binelli candidato per AGIRE Provinciali 2018

Profanando e ri-profanando certo è che innanzitutto a moltissimi trentini non piace il metodo della contestazione, probabilmente sarebbero più favorevoli a un dialogo con metodi diversi.

Sicuramente non c’è una visione equilibrata del problema, commenti come quelli sopra (che ho comunque ripulito dagli insulti) sono quelli che incalzano ovunque, anche tra personedi pace. C’è un enorme fastidio per questo sibillante terrorismo della piazza. C’è un enorme fastidio per la manipolazione mediatica e politica.

“Non c’è una unitarietà di visione, le persone in questi giorni mi fermano e mi chiedono come mai su alcuni giornali sembri scoppiata la guerriglia e su altri si sia scatenato il terrorismo rosso: è la politica? Difficile rispondere: per chi urla da fuori sembra cattiva la Polizia, chi è sequestrato dentro spera che se ne vadano via tutti per poter uscire.”

Un GAP che potrebbe essere facilmente superato con la volontà di incontro, non trattandosi di una questione a breve scadenza. Il Convegno è passato in secondo piano, non sono emersi neanche i margini per la relazione, eppure è folle, assolutamente e imprescindibilmente folle che per un Convegno il cui contenuto è MOLTO semplice si sia raggiunto un livello tale di provocazione da dover far intervenire tutte le Forze dell’Ordine (che non strizzano l’occhio a nessuno, giusto per mettere i puntini sulle I ndr).

Quando la proporzione tra la offesa e la difesa non si regge, diventa ridicolo chiamare in aiuto la libertà di opinione e di contraddittorio: per fare il punto sullo Stato dell’Arte non serve un contraddittorio. Chi ha messo in giro questa bufala? Il politically correct che vuole la par condicio è un sistema che serve durante le elezioni, ma qui non si tratta di politica, si parla di statistica, la statistica non ha un contraddittorio.

Le anime del Trentino si muovono, ma che ancora una volta dimostrano che c’è un problema di comunicazione. In Trentino esiste e persevera – non-O-stante il web – un enorme problema di comunicazione.

Di Martina Cecco

Foto Telegrafh India