LA FAMIGLIA ITALIANA SI ESTINGUE, MA TUTTI PENSANO ALLE COPPIE GAY: RIPARTIAMO DAL FAMILY ACT

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É una lotta persa in partenza il mettersi contro la natura, da che mondo è mondo si può concepire un bambino solo tra uomo e donna, così come la cosa più naturale e normale è che un bambino abbia bisogno dei genitori per crescere in un clima sano ed equilibrato.
Quindi, perché discriminare la famiglia naturale o le coppie formate da uomo e donna per accontentare un vezzo, un bisogno non naturale, delle coppie omosessuali che ora hanno mosso questa battaglia per l’adozione di bambini? Possiamo lasciare loro fare quello che meglio credono per tutelarsi come coppia, ma non possiamo accettare nozze tra gay e adozioni per le coppie omosessuali.

Quello che invece va assolutamente fatto è ridare centralità alla famiglia naturale, il fondamento, da sempre, della nostra società. Non si può continuare ad assistere alla disgregazione sociale e morale dettata dalla crisi di essa, le varie forze politiche hanno l’obbligo di unirsi in difesa e nell’incentivare alla crescita del nucleo familiare. Molto lavoro ci sarebbe da fare per incoraggiare le coppie etero che oramai procreano solo su progetto e ancorpiù lo fanno sempre meno a causa delle gravi difficoltà economiche che non permettono poi una sana crescita, in sicurezza e serenità, dei propri figli.

Viviamo in un paese dove la cultura e la tradizione della famiglia sono molto radicate quindi perché non ridare potere alla stessa intervenendo con sane politiche che incentivino di nuovo la famiglia e la procreazione?

È di pochi giorni fa l’iniziativa del Family Act da parte del N.C.D., insieme ad altre associazioni riunite nel settore pro vita e pro famiglia, una scelta presa per cercare di rimettere in ordine i bisogni, quindi gli aiuti, per far sì che la famiglia come realtà continui ad esistere nel tempo e senza andare a intaccare la sua forma naturale con altre varianti di nucleo costituite da persone dello stesso sesso che chiedono adozioni come se ciò fosse un diritto acquisito o dovuto.

Normale invece dovrebbe diventare quello che oggi sembra essere un grande problema, sia burocratico che economico, cioè il poter adottare bambini da parte di coppie etero che per qualche ragione non possono averne; le politiche per la famiglia sarebbero migliori se tutto ciò venisse semplificato, se si guardasse essenzialmente ai diritti delle creature, che nei casi più disperati si trovano in istituti d’affido non sempre opportunamente strutturati, con una concezione che salvaguarda per primo i bisogni affettivi e materiali dello sfortunato.

Ebbene, se si ripartisse da regole d’adozione ed affido semplificate sarebbe evitata la grande speculazione che esiste innegabilmente dietro a tutto ciò e per molti bimbi ci sarebbe la certezza di crescere in un ambiente adeguato ed equilibrato che porterebbe a formare poi un giovane uomo o donna con meno traumi è maggior equilibrio.
Perché, non dimentichiamolo, quello che oggi è un bambino domani sarà un adulto che dovrà inserirsi nella società, una struttura fragile dove sempre meno c’è lo spazio per i più deboli.

Ripartire dal bonus bebé, per poi accompagnare nella crescita, in base ai redditi della famiglia, per poi proseguire con contributi per quanto riguarda articoli di primaria importanza per lo sviluppo dei primi anni; agevolare l’ingresso agli asili nido con sussidi che permettano di mantenere il tenore di vita del nucleo in soglia di benessere e non di povertà, per poi proseguire con la possibilità di studio, dilazionata anche negli anni, eliminando le assurde spese dei libri e del materiale vario per le scuole primarie e secondarie, fintanto che il bambino termina il ciclo scolastico definito “dell’obbligo”.

Viviamo oramai da anni proiettati in un’era tecnologica digitale, per cui viene da chiedersi a che cosa servano libri stampati quando invece sarebbe auspicabile il rinnovo del sistema della scuola pubblica, semplificando una vecchia struttura costosa e poco compatibile con i tempi attuali.

Detto ciò, pur vivendo in uno Stato laico e senza scomodare l’art. 29 della Costituzione Italiana, definire la famiglia come cellula costituente ed insieme come patrimonio della nostra società è ovvio e scontato: non possiamo, quindi, alienare il nostro patrimonio ed insieme il nostro dna sociale solo per accontentare una minoranza che strumentalizza il proprio stesso status e che si autodefinisce discriminata.

In realtà gli unici discriminati sono i bambini, che non hanno voce e le coppie naturali, che non possono in certi casi mettere a frutto un progetto di allargamento del nucleo famigliare per questioni economiche o tuttavia fisiche; che si lavori di più su queste, di problematiche, e che si ritrovi il piacere di far crescere attraverso i figli un paese che ci è stato tramandato di generazione in generazione, di padre in figlio.

Il rischio che stiamo commettendo è grave: stiamo facendo metaforicamente di tutto, così pare, per consegnare il patrimonio ricevuto in uso momentaneo dei nostri genitori (la società che abbiamo trovato) non più ai nostri, di figli, dato che non ci sono politiche che aiutino a farne di più, bensì a nuove etnie, che, lo vogliate o no, stanno poco alla volta sostituendosi a noi, non solo per la loro presenza, ma specialmente grazie alla nostra scarsa, scarsissima determinazione e per colpa ancorché della nostra debole, debolissima identità.

Gabriella Lippi

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