GRILLO SOTTO L’OMBRA DI SALVINI: LEADER CHE VANNO, LEADER CHE VENGONO

0
36

Piazza del Popolo, Roma. La grande manifestazione della Lega Nord di Matteo Salvini nella capitale italiana ha trascinato una fiumana di cittadini infuriati contro il Governo Renzi in carica: piccoli imprenditori, lavoratori precari, disoccupati, studenti universitari, tutti gli invisibili della società italiana da ogni parte dello Stivale si sono mossi in massa riversandosi nelle piazze romane per innalzare nei cieli della città un solo poderoso grido: “Renzi, vattene!“.

#Renziacasa è l’hastag lanciato dal Segretario del Carroccio qualche giorno fa in preparazione all’evento, hastag che nella giornata designata è letteralmente esploso sui social network in concomitanza al raduno massiccio del “popolo di Salvini” nella piazza e nelle strade di Roma, segno evidente che buona fetta dei cittadini italiani non ne può più dell’amministrazione delle larghe intese guidata dal Premier in carica Matteo Renzi.

Può quindi dirsi soddisfatto Matteo Salvini: già da tempo la sua frequente presenza nei salotti dei talk show televisivi e la sua determinatezza sui social avevano portato il suo partito pian piano ad un’acquisizione sempre maggiore nei consensi, registrando una popolarità sempre più vasta nei sondaggi elettorali. Questa manifestazione anti-Renzi nella capitale la si può pensare come alla celebrazione di un lungo percorso intrapreso già dalla sua vittoria alle Primarie del 7 dicembre 2013, quando Salvini prese ciò che rimaneva di una Lega vecchia e debole, schiacciata dai vari scandali della precedente classe dirigente, e decise di prendersi il faticoso onere di riportarla alla ribalta della scena politica italiana. Si può dire che di fatto Matteo Salvini ha resuscitato la Lega Nord. E si può aggiungere che sempre lui s’è ormai imposto come l’unica alternativa mediaticamente visibile al governo delle larghe intese.

Eppure non sempre è stato così. A partire dalla fine degli anni ’90 un comico famoso ai più aveva preso la fatidica decisione di buttarsi in politica, stanco del governo degli “inciuci e delle falsità”, stanco di vedere passo dopo passo questo Paese andare alla deriva a causa di una classe dirigente corrotta e lontana quanto mai dai cittadini. E così decise di scendere nelle piazze e protestare contro quel governo, trascinando maree di folle pronte ad ascoltarlo per capire come stesse davvero la situazione politica italiana. Era Beppe Grillo, il “volgare populista” additato dalla stragrande maggioranza dei mezzi d’informazione e delle personalità più rilevanti della scena politica, colui che scelse di scendere in campo per combattere il famigerato Gattopardo, riuscendo alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 a far entrare nei Palazzi del Potere semplici cittadini con onesti ideali. Certo, magari inizialmente non ben istruiti sul mondo delle istituzioni, ma questo fu il successo sperimentale dell’ex-comico genovese: il Movimento 5 Stelle, una forza politica nuova e fresca, dichiaratamente anti-sistema, che non facesse nessun riferimento alle ideologie passate di Destra e Sinistra, e che si descrivesse come “un movimento di cittadini per i cittadini“.

Si ricorda di quel periodo la forte spinta propulsiva che l’ex-comico Beppe Grillo sapeva dominare, tutta l’energia che egli trasmetteva e soprattutto come sapesse veicolare la rabbia del popolo italiano verso le dirigenze politiche altolocate in maniera comunque costruttiva e innovativa. Certamente spesso esprimendosi in linguaggi poco consoni ed opportuni, ma a volte necessari a risvegliare qualche coscienza assopita. Urlando e scalpitando, gridando e anche insultando, Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle erano riusciti a conquistare i cuori della gente: lo dimostra il fatto che a quelle stesse elezioni politiche del 2013 il MoVimento si piazzò come prima forza politica col suo vistoso 25,56%.

Ma ora non è più così: tra un Grillo stanchino che si è ritirato dalla scena mediatica ed il MoVimento chiuso nelle istituzioni – pur sempre a combattere per gli ideali per cui sono stati eletti, non senza tuttavia qualche incidente di percorso -, il corpo elettorale pentastellato s’è iniziato a sentire abbandonato, voltando in parte lo sguardo verso chi si è dimostrato capace a cavalcare l’onda del populismo. Ed è qui che è entrato in gioco Matteo Salvini, rimpiazzando gradualmente l’ex-comico genovese come “megafono del popolo”.

Con Grillo auto-esclusosi e i portavoce 5Stelle intenti a lottare solamente nelle istituzioni, il Segretario del Carroccio ha preso la palla al balzo trascinando dalla propria parte tutta quella fetta dell’elettorato rimasto deluso sia dalla politica in generale sia dai timidi pentastellati, oramai di fatto una forza politica per i cittadini, ma non più di cittadini.

Come si svilupperà la situazione in futuro resta da vedere: indubbiamente il Movimento 5 Stelle per poter tornare ad essere il punto di riferimento degli elettori arrabbiati non potrà più permettersi il lusso di combattere le sue battaglie solo all’interno dei Palazzi del Potere, ma anche sapendo coinvolgere la popolazione in prima persona in esaltanti ed euforiche manifestazioni, come un tempo soleva fare il leader Beppe Grillo coi suoi V-Days, e come ha egregiamente ed efficacemente fatto il Segretario Federale della Lega Nord Matteo Salvini a Roma col suo “Renzi a casa.

di Giuseppe Comper

 

 

Comments

comments