Una elezione che ha sancito il ritorno della sinistra a matrice cattolica e la definitiva sconfitta del centrodestra. La crisi di quest’ultimo, oltre ai fatti avvenuti durante il 2012 e il 2013, si è manifestata nell’incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi di giovedì scorso. Il Cavaliere nel corso del vertice aveva fatto il nome di Giuliano Amato quale futuro presidente della Repubblica, un nome diverso da quello di Mattarella presentato invece da Matteo Renzi.
Il Premier è, a differenza di Silvio Berlusconi e dei suoi stretti consiglieri, ben consapevole dell’astio che prova il popolo italiano nei confronti del giudice costituzionale. Su di lui pesano gravi accuse quale è quella di aver svolto un prelievo forzoso nel 1992, di aver svalutato la lira, di aver tradito Bettino Craxi, di ricevere sostanziosi stipendi e tant’altre cose. Era quindi improponibile per una persona quale è Matteo Renzi proporre un candidato che avrebbe offuscato la sua immagine di rinnovamento e di cambio generazionale.
Ci potevano essere ulteriori trattative d ma la partita per il Quirinale di Silvio Berlusconi e di Angelino Alfano si è fermata a questo discutibile nome. Dopo di lui nessun nome, neanche quello di Antonio Martino che era stato presentato nei giorni precedenti. Il centrodestra si è quindi ritrovato a rifugiarsi nella ridotta scheda bianca, che rappresenta la mancanza di idee e di un futuro da parte di una coalizione che non ha accettato il rinnovamento imposto dal naturale scorrere del tempo.
Oggi è stata comunque sancita la fine del bipolarismo così come conosciuto nella Seconda Repubblica grazie a Matteo Renzi che è riuscito a superare la ventennale contrapposizione infruttuosa tra Berlusconismo e antiberlusconismo che aveva fatto la gioia di molti giornalisti politici.
Si inizierà a delineare, ma solamente il tempo e le persone decideranno in merito, un nuovo schema partitico caratterizzato da un tripartitismo. Inutile ormai parlare di centrodestra quanto piuttosto è giusto parlare di una Destra che può basarsi sull’alleanza tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini. I due, già nei giorni scorsi uniti sulla candidatura alla presidenza di Vittorio Feltri, hanno, subito dopo l’elezione di Sergio Mattarella, avuto uno scambio di tweet. “Mentre Berlusconi e Alfano celebrano il funerale del centrodestra, noi lavoriamo per ricostruire il futuro. Matteo Salvini proviamoci insieme” scrive Meloni in un tweet chiamando in causa il segretario della Lega Nord che risponde: “Poltronari e riciclati di sinistra? L’Italia merita di più. Io ci sono, noi ci siamo, riprendiamoci il Futuro!”. In un successivo tweet il presidente di FdI-An ha aggiunto: “Urge fronte anti Renzi, anti patto Nazareno, anti Merkel, per l’Italia della sovranità e della produzione #Mattarellanoneilnostropresidente”.
La strada che Giorgia Meloni e Matteo Salvini devono compiere è ancora lunga. Il primo passo indubbiamente dovrà essere l’abbandono definitivo dell’obsoleto concetto di centrodestra da parte della Presidente di Fratelli d’ Italia – Alleanza Nazionale. È ormai finita la stagione della ricerca di consensi verso l’area moderata che ha già deciso di credere nel progetto mandato avanti da Matteo Renzi e da una comunità, quella del Partito Democratico, che ha dimostrato nel tempo di resistere a differenza di quella di area conservatrice, vittima del fascino magnetico berlusconiano. I politici, soprattutto quelli di area conservatrice, si devono ben ricordare che sono eletti dai cittadini che valutano sempre le loro scelte.

Michele Soliani

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