IL CENTRODESTRA ITALIANO E LA LEZIONE FRANCESE

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Il risultato elettorale della scorsa domenica ha confermato che la Francia è un paese in cui la destra e il centrodestra rivestono un ruolo fondamentale. Il paese transalpino è diventato così modello per tutte le formazioni di Destra presenti in Europa. Anche in Italia sono seguite celebrazioni dei risultati ottenuti da Marine Le Pen e da Nicolas Sarkozy anche se da decenni  il partito al governo nel paese è l’UMP, partito di matrice neogollista che si colloca nel centrodestra.

Il risultato conseguito da Marine Le Pen, invece, è  una riconferma di un forte trend che è presente in Francia da anni: il Front National, come risaputo, è un partito che a ogni tornata elettorale consegue una percentuale di voti a doppia cifra. Non ottiene un’alto numero di parlamentari ma questo è dovuto alle particolari leggi presenti nel paese transalpino.

Quanto conseguito dal centrodestra in Francia ha aperto un dibattito sopratutto in Italia. In molti vogliono prendere come spunto questo modello ma in pochi osservano che il vero vincitore, oltre che il leader, è sopratutto il sistema partitico.

1101660701_400Il padre del centrodestra francese è Charles de Gaulle che subito dopo il 1968, anno di contestazioni in Francia e in tutta Europa, abbandonò il suo ruolo di guida e affidò il suo partito  nelle sapienti mani di George Pompidou. Fu lui che creò, anche grazie al Primo Ministro Pierre Messmer, un’effettiva base partitica ben lontana da personalismi. La visione che ebbero queste due figure permise nei decenni successivi di creare un forte consenso in Francia e di far emergere figure politiche come Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy, personaggi che hanno governato per oltre vent’anni la Francia ma sempre rispettando le logiche di partito.

Non è accaduto lo stesso per il centrodestra italiano il quale avuto come padre fondatore una figura quale Silvio Berlusconi, personaggio che però non ha dato vita ad una seria successione. Già a partire dal 2007, prima della nascita del Pdl, si intravedeva la necessità di creare una serie a leadership post berlusconiana.

Non si fece nulla dato che il leader godeva di consensi  e in nessun caso era da deporre.

Il Centrodestra italiano del resto è sempre stato così, basti pensare a quanto avvenne nel 1943. A quel tempo il Leader era Benito Mussolini che indubbiamente risentiva dei tanti anni di leadership mai messa in discussione proprio a causa del consenso a breve termine sulle masse.

Personaggi come Dino Grandi, che rappresentava una corrente all’interno del PNF da sempre ostile a Mussolini, e Galeazzo Ciano, speranzoso di prendere il posto del Capo, iniziarono così ad architettare quello che passò alla storia come “Ordine del Giorno Grandi”. Un complotto non tanto volto alla dissoluzione del fascismo, cosa che invece avvenne a seguito delle decisioni prese dalla giunta militare capeggiata da Badoglio, quanto a una nuova fase politica.

Venne realizzata solo la destituzione e i congiurati non riuscirono a far quadrato intorno a un nome che potesse prendere il posto di Mussolini. Una storia che può essere contraddetta ma che nei fatti rispecchia quanto effettivamente avvenuto.

Il 25 luglio, contrariamente da quanto solitamente affermato, non portò alcuna fine di un regime dato che il Silvio-BerlusconiGoverno Badoglio soffocò ancora più duramente ogni insurrezione che era avvenuta nei giorni successivi.  Il 28 luglio a Reggio Emilia i soldati spararono sugli operai delle officine Reggiane facendo 9 morti. Nello stesso giorno a Bari si contarono 9 morti e 40 feriti. In totale nei soli 5 giorni seguenti al 25 luglio i morti in seguito ad interventi di polizia ed esercito furono 83, i feriti 308, gli arrestati 1.500. Sarà solo con l’armistizio di Cassibile che fu opportunamente necessario coinvolgere le forze antifasciste presenti nel Paese.

Questa è una storia che ricorda l’attuale triste destino del centrodestra italiano, una coalizione che riesce solo a riunirsi intorno ad una figura carismatica e non guarda al futuro. Sorgono, sopratutto in questa fase di declino della figura di Berlusconi, dappertutto vari uomini della provvidenza, figure temporanee e non durature, che antepongono la loro figura a quella dei concetti e delle idee. Il centrodestra rimane così morto e, salvo improvvisi cambiamenti, la situazione rimarrà così. Una soluzione c’è ed è guardare al modello francese non tanto con riferimento al leader ma alla base partitica.

Michele Soliani

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