IL DIO MARTE E LA DISTRUZIONE DELL’ABBAZIA DI MONTECASSINO

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Il 15 febbraio di settant’anni fa il simbolo della civiltà cristiana d’Europa fu distrutto da una pioggia di 576 tonnellate di bombe sganciate da 227 fortezze volanti angloamericane.

Era da poco fallito lo sbarco ad Anzio e Nettuno, sulle cui spiagge era rimasto fermo il contingente guidato dal generale americano Lucas, colpevole di non aver subito lanciato l’offensiva che avrebbe risparmiato molte vite umane.

Si decise allora di procedere alla distruzione del monastero, l’operazione fu chiesta a gran voce dal generale sir Bernard Freyberg, comandante del corpo d’armata neozelandese, comprendente la 2a divisione di fanteria della Nuova Zelanda, la 4a divisione di fanteria indiana e la 78a divisione di fanteria britannica.

Gli alleati, considerati sino ad allora come liberatori, si macchiarono durante quei giorni di uno dei più grandi crimini contro l’Europa, crimine che verrà un anno dopo superato da quello operato su Dresda.  Sono avvenuti, nell’Italia centrale, anche altri due importanti crimini durante questo periodo: il bombardamento su Roma del 1943 e le marocchinate, gli stupri compiuti dai liberatori e che saranno d’ispirazione al film “La Ciociara”.

Riparlando di Montecassino, la scusa fu quella di affermare che nel monastero erano presenti truppe tedesche che, secondo le convinzioni degli alleati, si erano impadroniti della fortezza.

I neozelandesi, comandati da Freyberg, erano ossessionati dalla vista di quell’abbazia e trascorrevano le giornate con il pensiero costante che i nemici fossero lì con i loro pezzi di artiglieria.

Ma alla vigilia del 15 febbraio c’erano però soltanto tre soldati tedeschi di guardia, incaricati proprio di interdire l’accesso alle truppe. Questi, tanto demonizzati dalla storia, non avevano osato violare il luogo sacro.

La decisione fu quindi voluta dalla base che necessitava sopratutto di un divertimento: vedere la potenza del “Dio Marte” liberatore.  Le richieste furono quindi soddisfatte e l’effetto del bombardamento del monastero fu spaventoso. Terribili esplosioni lacerarono l’aria e riempirono i locali di polvere e di fumo soffocante. Non soltanto il monastero, ma tutta la montagna vacillò, come se fosse stata scrollata dalla mano di un gigante.

L’unico a opporsi fu il generale Clark, che considerava il bombardamento di uno dei monumenti della cristianità come un atto di vandalismo e non lo considerava un obiettivo militare.

Fondata da San Benedetto, patrono d’Europa, fu luogo dove i monaci all’insegna di “ora et labora” misero in salvo le radici classiche d’Europa: l’opera di Platone e Aristotele, di Ovidio e Virgilio, di Plotino, i codici, la geometria.

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