Il PD e le Destre vengono bocciati dalle periferie

Da Roma a Torino il Pd vince nei quartieri radical chic e perde nelle periferie. Un dato che sorprende soprattutto i dis informatori che non capiscono la realtà circostante ma la raccontano ugualmente. Loro, i dis informatori di professione, sono rimasti legati agli ordini di scuderia ricevuti nelle sedi dei partiti. Però, nel frattempo, i partiti sono morti, le sedi sono state chiuse ed i giornalisti di servizio sono rimasti con gli ordini di un tempo lontano. Solo loro possono stupirsi per la sconfitta della Sinistra, non solo del Pd, in un quartiere ex operaio come Mirafiori. Dove Forza Italia, all’esordio, aveva già vinto con Meluzzi contro la sinistra dell’epoca. Solo loro possono stupirsi per il successo del Pd nei quartieri bene, della gauche caviar, dei bobo. Eppure sono i quartieri dove vivono loro. Così bravi a raccontare una realtà che non comprendono.

Ma, evidentemente, non la comprendono neppure gli esponenti del centrodestra. Oppure, più semplicemente, non riescono a farsi comprendere dagli elettori. Perché non sempre è il politico a sbagliare. Non sempre ci si deve adattare agli stupidi soltanto perché hanno il diritto di voto. A Torino Fdi ha occupato uno stabile pubblico abbandonato e in rovina, l’ha recuperato, ha ospitato decine di famiglie italiane, l’ha trasformato in un punto di riferimento del quartiere.

Eppure Fdi ha perso, e male, anche in quel quartiere. Si può rimproverare qualcosa a chi ha creato il centro per ospitare le famiglie senza casa? No. Ma è la proposta politica nazionale che non convince, che non piace. Dove le destre vincono, come in Friuli ed in Venezia Giulia, e’ per merito di situazioni locali, di candidati locali. Oltre che per demerito della Serracchiani, leader mondiale di antipatia. Ma la destra sbaraglia il campo anche al Nord Ovest, a Rosazza. Merito della candidata, non certo di una inesistente proposta nazionale. Ma se le destre vorranno ripartire, dovranno degnarsi di inventarsi delle idee, delle proposte, dei programmi.

Che vadano oltre la cancellazione della riforma Fornero e del blocco delle frontiere. Un’idea, un concetto, anche a buon mercato. Magari partendo dalla creazione di nuove realtà economiche e sociali sul territorio, da aggregazioni di produttori, di lavoratori. Creando una nuova base sociale che sappia diventare protagonista. Sono idee di Odinolfi? Magari si’, ma visto che sono in regalo e non serve utilizzare la cassa della Fondazione An per acquistarle, tanto vale farle proprie.

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 346 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".