Il ruolo della famiglia e della donna nell’ottica del Sinodo 2015

0
60

E’ prevista per domenica prossima la conclusione del Sinodo sulla famiglia, il quale, dal 4 ottobre, sta riunendo tutti i vescovi in Vaticano per discutere dei temi relativi al “piccolo nucleo sociale”. A dispetto delle iniziali ironie del Web, in merito al paradosso che fosse proprio la Chiesa, composta da sacerdoti celibi, a pronunciarsi su un argomento come quello della vita coniugale, papa Francesco ha sottolineato l’importanza dell’ascolto, in particolar modo dei laici: ”Ma come sarebbe stato possibile parlare della famiglia senza interpellare le famiglie, ascoltando le loro gioie e le loro speranze, i loro dolori e le loro angosce?”  

Appare lontana l’epoca in cui la Chiesa si chiudeva segretamente nelle sale enigmatiche della Santa Sede per redigere documenti tutt’altro che aperti al dialogo. Dispiacerà a tutti gli anti-cattolici (attenzione, non agli atei), sapere che la Chiesa, nonostante alcune note posizioni rigide e conservatrici, ha imboccato una nuova strada volta all’ascolto e “alla consapevolezza che ascoltare ‘è più che sentire’. È un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare”. Papa Bergoglio, infatti, ha criticato l’atteggiamento di condanna che la Chiesa ha avuto per anni nei confronti di divorziati e omosessuali, parlando invece di “accoglienza, accompagnamento, comprensione, partecipazione e integrazione quali coefficienti necessari per la storia di discepoli che si fanno samaritani”.

Papa Francesco aveva aperto questo Sinodo 2015 respingendo qualsiasi parallelismo con “un Parlamento in cui negoziare il compromesso”. La parola chiave è “costruzione”, la quale richiede la presenza di posizioni diverse per una visione completa della situazione e che deve necessariamente prescindere dall’esclusione. Il patriarca Stephanos aveva denunciato, poi, la “ricerca di sostituirsi al modo in cui la Chiesa ha sempre parlato di famiglia, in nome della ricerca della parità, che sfocia in un nichilismo in cui tutto è permesso”.

Nei giorni scorsi sono intervenute le trenta coppie di uditori (sposi senza diritto di voto) in qualità di testimoni dell’esperienza familiare, per orientare al meglio le scelte del Sinodo che saranno raccolte in un documento finale. Si è a lungo discusso del tema della sessualità coniugale, sottolineata da un intervento in cui si è chiesto alla Chiesa di presentare la sessualità come un tema positivo e di accompagnare i genitori nella difficile educazione sessuale degli adolescenti.

Ciò che si vuole preservare e valorizzare è la differenza tra uomo e donna, le due colonne portanti di una famiglia troppo spesso storpiata e riadattata ai tempi che corrono. Al suo interno, nessun ruolo prevarica l’altro, bensì si completano a vicenda. I difensori profani della famiglia tradizionale si appellano spesso alle teorie del sociologo Parsons, il quale, già agli inizi del secolo scorso, sosteneva l’importanza della famiglia uomo-donna soprattutto per l’educazione dei figli, che, attraverso l’imitazione dei ruoli paterni e materni, “imparano a vivere”.

La famiglia rimane uno dei pochi ambiti in cui la Chiesa ha sempre sostenuto l’indispensabilità della figura femminile, nonostante sia inteso da alcuni come svilimento della donna, relegata nel suo ruolo di procreatrice. Già, la donna, la stessa che per secoli ha dovuto scontare il peccato originale di Eva, la tentatrice per eccellenza. Secondo il racconto della Bibbia, Dio non imputa un peccato più grave a nessuno dei due uomini primitivi, punendo invece entrambi per una colpa condivisa. Eppure la Chiesa, fino a qualche tempo fa, ha tramandato la “versione” di un uomo ingenuo che si lascia persuadere da una donna peccaminosa. Forse perché faceva comodo, ai tanti uomini della gerarchia ecclesiastica, pensare di essere un po’ meno colpevoli e meno impuri.

Per quanto riguarda il rapporto con la donna, la Chiesa ha attinto per secoli ai contenuti dell’Antico Testamento, impregnato di una cultura giudaica a tratti misogina. In realtà, come si evince dal Nuovo Testamento, Gesù Cristo non ha mai escluso le donne, anzi: se è vero che nessuna donna sedeva nella cerchia degli Apostoli, è pur vero che erano molte quelle che riempivano le fila dei “discepoli”. Le donne del Vangelo, infatti, appaiono ben volute dal Cristo, che le accoglieva e riconosceva come creature divine, al pari degli uomini. E’ però risaputo che le Sacre Scritture necessitano di interpretazione e contestualizzazione, quindi sarebbe sbagliato estrapolare singoli passi che trattino del rapporto tra Gesù e le donne del tempo, così come sarebbe errato leggere le lettere di San Paolo come invettive contro la figura femminile.

In più, analizzando la relazione tra i componenti della famiglia di Nazaret, paradigma di tutte le cellule sociali, si evince una totale orizzontalità tra Maria e Giuseppe, i quali vivevano il rapporto coniugale nell’armonia e nel rispetto reciproco. Quella di Nazaret si può definire una vera e propria famiglia moderna, con la complementarietà dei ruoli che oggi si vuole preservare;  la Madonna, poi, compare molto più spesso rispetto a Giuseppe, anche nel consigliare o rimproverare Gesù, quel Figlio che incarnava comunque Dio.

Quello tra le donne e la Chiesa è un rapporto controverso, che ha giustificato per secoli la concezione di una donna sottomessa in una famiglia patriarcale, che rispecchiava un pò la chiusura del clero. Tuttavia, la gerarchia verticale della Chiesa aveva già modificato la sua natura col Concilio Vaticano II del 1962, passando da piramide inaccessibile a cerchio tollerante. In occasione del Sinodo sulla famiglia, papa Francesco ha ribadito tale concetto, affermando che “il Papa non sta, da solo, al di sopra della Chiesa; ma dentro di essa come battezzato tra i battezzati e dentro il Collegio episcopale come vescovo tra i vescovi, chiamato al contempo, come Successore dell’apostolo Pietro, a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell’amore tutta la Chiesa”.

In più momenti Papa Francesco ha mostrato apertura nei confronti delle donne: nella notte del Giovedì Santo, infatti, Bergoglio ha lavato i piedi a due carcerate e, in merito all’aborto, l’ha definito come “cicatrice di una scelta dolorosa”, esprimendo solidarietà alle vittime di un tale dramma esistenziale e morale.

Questo Sinodo 2015, dunque, si sta rivelando l’occasione per riflettere non solo sul tema della famiglia, ma per dare una svolta a tanti aspetti oscuri della Sposa di Cristo. Quella che molti considerano una scalata impossibile della donna all’interno della Chiesa, sta invece subendo una brusca accelerata, considerando i precedenti ecclesiastici: non è mai troppo tardi per tornare sui propri passi, soprattutto se è il Papa a stabilirlo.

di Antonella Gioia

Comments

comments