Il Terrorismo uccide Antonio Megalizzi, giornalista universitario

Foto da papaboys

Inaccettabile. E potrebbe finire già qui, questo articolo. La MAFIA in Italia (quel mostro che ha dilaniato la nazione) ne ha uccisi una dozzina in settantanni. Il TERRORISMO di matrice islamica in Europa – in meno di 10 anni – è già arrivato ai suoi livelli.  in EUROPA quella decantata patria di ormai non si sa più cosa, ne sono morti 8 in questi due anni dal 2017 (senza contare le 12 vittime al Charlie Hebdo).

Poiché non si tratta di un gioco a punti e neanche di questioni trattabili resta il punto primo. Inaccettabile. 

Non si può morire a 29 anni, in Europa, mentre si lavora per una Radio di giovani, universitaria, istituzionale, che è concentrata sul Parlamento Europeo, in un contesto pre natalizio, ai Mercatini.

La cerchi Strasburgo sulla cartina geografica e trovi subito incredibile che sia al crocevia dell’Europa: improvvisamente realizzi che non è distante da nessuna delle nazioni europee, infatti sta tra la Francia e la Germania, ma poco lontano dalla Svizzera, dal Lussemburgo, dal Belgio e dall’Austria. Insomma, a dirla tutta, è proprio vicina a noi.

Antonio Megalizzi aveva studiato a Trento, nella nostra città, dove pure aveva lavorato: per questo diventa due volte difficile accettare una simile vicenda. Sulla mappa degli omicidi dei giornalisti del 2018 si aggiunge anche il suo cerchietto rosso. Lui, che ha trovato la morte per la lentezza di agire di un sistema (che spesso ci salva dai terroristi) il quale non è riuscito questa maledetta volta ad arrivare prima di lui, del mostro. 

Credo fermamente che sia nostro dovere di concittadini (europei e italiani e trentini) reagire in tutti i modi possibili: scendere in piazza e avere il coraggio di non avere paura, essere noi stessi, se siamo cattolici avere la forza di esserlo e se siamo non credenti ma vogliamo il nostro mercatino e il nostro albero non fermarci. La non violenza e anche la fede, senza mai cadere nell’odio. Credo che in questo momento l’unico pensiero che possa essere saggio è stare vicini alla famiglia. Al cui dolore non c’è rimedio se non l’affetto comunitario.

Credo che per rimettere il male non basti, ma che Antonio, per le sue idee moderne potrebbe apprezzare: per questo ho trovato la poesia di un poeta turco che ha pagato con la vita le sue idee politiche, Nazim Hikmet, che era un comunista in Turchia. Morto a Mosca. Credo per questo che sia una poesia che – un pochino – possa concorrere a combattere l’odio. L’odio è la prima causa di morte violenta nel mondo.

Della morte
Entrate, amici miei, accomodatevi
siate i benvenuti
mi date molta gioia.
Lo so, siete entrati per la finestra della mia cella
mentre dormivo.
Non avete rovesciato la brocca
né la scatola rossa delle medicine.
I visi nella luce delle stelle
state mano in mano al mio capezzale.
Com’è strano
vi credevo morti
e siccome non credo né in Dio né all’aldilà
mi rammaricavo di non aver potuto
offrirvi ancora un pizzico di tabacco.

Com’è strano
vi credevo morti
e voi siete venuti per la finestra della mia cella
entrate, amici miei, sedetevi
siate i benvenuti
mi date molta gioia.

Hascìm, figlio di Osmàn,
perché mi guardi a quel modo?
Hascìm figlio di Osmàn
è strano
non eri morto, fratello,
a Istanbul, nel porto
caricando il carbone su una nave straniera?
Eri caduto col secchio in fondo alla stiva
la gru ti ha tirato su
e prima di andare a riposare
definitivamente
il tuo sangue rosso aveva lavato
la tua testa nera.
Chi sa quanto avevi sofferto.

Non restate in piedi, sedetevi.
Vi credevo morti.
Siete entrati per la finestra della mia cella
i visi nella luce delle stelle
siate i benvenuti
mi date molta gioia.

Yakùp, del villaggio di Kayalar
salve, caro compagno,
non eri morto anche tu?
Non eri andato nel cimitero senz’alberi
lasciando ai tuoi bambini la malaria e la fame?
Faceva terribilmente caldo, quel giorno
e allora, non eri morto?

E tu, Ahmet Gemìl, lo scrittore?
Ho visto coi miei occhi
la tua bara scendere nella fossa.
Credo anche di ricordarmi
che la tua bara fosse un po’ corta per la tua statura.

Lascia stare, Gemìl
vedo che ce l’hai sempre, la vecchia abitudine
ma è una bottiglia di medicina, non di rakì.
Ne bevevi tanto
per poter guadagnare cinquanta piastre al giorno
e dimenticare il mondo nella tua solitudine.

Vi credevo morti, amici miei
state al mio capezzale la mano in mano
sedete, amici miei, accomodatevi.
Benvenuti, mi date molta gioia.

La morte è giusta, dice un poeta persiano,
ha la stessa maestà colpendo il povero e lo scià.
Hascìm, perché ti stupisci?
Non hai mai sentito parlare di uno scià
morto in una stiva con un secchio di carbone?
La morte è giusta, dice un poeta persiano.

Yakùp
mi piaci quando ridi, caro compagno
non ti ho mai visto ridere così
quando eri vivo…
Ma lasciatemi finire
la morte è giusta dice un poeta persiano…

Lascia quella bottiglia, Ahmer Gemìl,
non t’arrabbiare, so quel che vuol dire
affinché la morte sia giusta
bisogna che la vita sia giusta.

Il poeta persiano …
Amici miei, perché mi lasciate solo?

Dove andate? 

Sono 45 i giornalisti uccisi nel 2018 per il lavoro che stavano svolgendo, secondo la stima pubblicata dal Committee to Protect Journalists (CPJ). Il numero supera i 70 se consideriamo gli omicidi non riconducibili a un movente accertato (fonte Valigia Blu). Da oggi uno in più!

MC