IL TRENTINO SI PUÒ SALVARE DAL CENTRALISMO DEL BUGIARDISSIMO

Tutti in attesa del 1 giugno e dei risultati delle elezioni regionali. Per capire se le vuote promesse del bugiardissimo hanno finalmente fatto aprire gli occhi agli italiani o se, ancora una volta, bastano le chiacchiere per ottenere i voti. Per capire, inoltre, se gli avversari del bugiardissimo riusciranno a scollare gli italiani dalle poltrone convincendoli a votare per una alternativa. Quale che sia. Difficile: più comodo andare al mare, non scegliere e continuare a lamentarsi perché nessuno (degli altri) fa alcunché. Ma, forse, qualcosa si potrà capire già prima, con il voto anticipato in Trentino e Valle d’Aosta. Dove si vedrà se funziona #autonomistastaisereno o se l’attacco del bugiardissimo alle autonomie locali ha provocato qualche reazione. In ogni caso a giugno le opposizioni dovranno decidersi a far qualcosa per evitare la scomparsa che, in questo momento, appare inevitabile e pure sacrosanta. Che fare, nel concreto? Beh, se Zaia riconquistasse il Veneto, potrebbe trasformare la regione in un polo di aggregazione delle altre realtà che non si entusiasmano per il bugiardissimo. Non limitandosi alla banalità dell’amministratore di un mega condominio regionale, ma provando a far politica. Per autonomisti ed indipendentisti sarà una bestialità assoluta, ma provare a studiare la storia e scoprire cosa ha fatto il Piemonte pre unitario con gli intellettuali riparati a Torino in fuga dai loro ducati, regni e principati, potrebbe essere utile.

Il Veneto come laboratorio politico, come centro da cui far partire idee ed iniziative, il polo che attira i nemici del bugiardissimo in arrivo da ogni parte  d’Italia. Senza i condizionamenti ciellini che han fatto sparire Maroni. E gli altri? Un nuovo mini partito di Berlu con il suo cerchio magico, un’aggregazione dei centrodestristi per mettere insieme Sciolta Cinica, Passera, Tosi, i rimasugli dell’Udc e quei pochi del Ncd che non fuggiranno nel Pd. E la Meloni? Punterà su una dimensione nazionale del partito o continuerà a credere nel romano centrismo?  Riuscirà ad utilizzare parte delle enormi risorse della Fondazione di An per far politica o si proseguirà nell’irrilevanza? Certo non aiuta la faida famigliare dei Le Pen. Una pessima figura mondiale che si ripercuote anche in Italia. La destra appare come irrimediabilmente litigiosa, incapace di vincere la guerra dopo aver vinto tante battaglie. Problemi umani, prima ancora che politici. Come quelli che caratterizzano i grillini. Ai quali va dato atto, però, di una tenuta di molto superiore alle attese. E con un personale politico non proprio entusiasmante. Le scissioni, gli abbandoni, hanno fatto bene ai 5 stelle. Che riescono ad intercettare la protesta in misura superiore rispetto alle destre. Qualcosa vorrà pur dire.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 364 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".

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