IMMIGRATI E RIFUGIATI: VERSO UN FUTURO DI DISPERAZIONE

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Il tema che preoccupa maggiormente la comunità locale e sociale oggi: la nuova ondata migratoria che prevede l’arrivo di altri immigrati, tra cui rifugiati e profughi destinati al Trentino. Da una settimana sono state rese note le cifre complessive delle persone che andiamo a ospitare, tutte in attesa di revisione per la maturazione o meno dello Status di rifugiato, il cui iter, in alcuni casi, è complesso. La prima perplessità da parte degli stessi connazionali dei migranti: “Diventare rifugiato è diventato attualmente un business in mano al potentato locale (ndr straniero) che porta a far pagare cifre sostanziose non solo ai traghettatori, ma alla mafia.” Le prime denunzie in merito, proprio per il “pizzo” che i migranti, una volta in Italia, devono comunque ripagare a chi li ha fatti pervenire fin qui. Documenti, viaggi, spostamenti, un fiume di attività illegali, in cui si confondono degli esseri umani tra cui si mescolano migranti e rifugiati e persone di scambio, destinate poi al mercato del “lavoro illecito” fin dall’inizio.

Ad oggi sono rimasti in provincia 326 persone. I numeri del 2015 oscillano tra il massimo dell’accoglienza prevista dal Ministero dell’Interno, che al Trentino ha chiesto di accogliere – contemporaneamente 431 persone, cui si sommano le persone che saranno spostate dal centro di Marco.
Secondo le stime della Provincia, vi sono già 107 nuovi posti letto (fra appartamenti, strutture e sistemazioni in famiglia), ma ne vanno individuati altri 173 per dare ospitalità a tutti i profughi che dovranno lasciare le attuali strutture e alle 105 persone che potrebbero arrivare nell’ambito della quota assegnata alla provincia di Trento.
Tra le diverse proposte maturate, quella di dare spazio in albergo, presso una o più strutture adatte all’accoglienza, per cui lo Stato paga i 30.00 euro giornalieri di vitto e alloggio.

La popolazione, però, è stata invitata a valutare la possibilità di accoglienza anche nei Comuni periferici. Trento è ormai quasi al completo, la perplessità e la poca convinzione di poter sostenere altri sforzi prende piede dalla stessa comunità di stranieri, preoccupata per ritorsioni e per richieste di aiuto che non possono essere ottemperate.
Di un parere simile anche parte della popolazione trentina, che non vede possibilità di successo nell’integrazione di altre persone senza lavoro e senza possibilità di avere un futuro in Italia.

La voce della gente comune che non concorda con l’accoglienza, attualmente, non è rappresentata da alcuna parte politica, salvo sporadiche dichiarazioni che si leggono in brevi interventi sulla stampa, tuttavia è bene dire che non tutti i Trentini sono in grado di aiutare, nonostante già i primi volenterosi si siano fatti avanti. La povertà scoppia nelle nostre piazze e chiede che, se intervento ci sarà, sia migliorativo rispetto ad ora.
Le strade e i giardini in primavera non possono tornare l’unico obiettivo per un essere umano, se di accoglienza si tratta, è inaccettabile che serva solo ad aggiungere numeri ministeriali, quando la realtà è miseria, disperazione e nulla. Quanto il giornale si permette di riportare è frutto di un breve sondaggio effettuato tra operatori del volontariato di strada, coloro che “toccano” il punto debole del grande piano di accoglienza nazionale, di cui si vuol solo mettere in luce la parte più proficua alla politica.

 

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