Ormai abbiamo già tirato fuori la Tessera elettorale per tornare a votare ad ottobre, e sarebbe quasi comico dato che l’unico vero statista oggi in campo, ovvero Silvio Berlusconi, aveva profetizzato a suo tempo la lunga agonia della politica italiana della Seconda Repubblica, prorogandone i rantoli proprio fino all’autunno del 2018.

Ci sono troppe cose sospese, indicibili, che non si possono affrontare: dalle grandi opere alla sanità, dal conflitto in Siria al problema ricostruzione post terremoto, dalla legge elettorale (sana) alla ricostruzione del concetto di maggioranza e minoranza nell’ideale politico italiano. Tutte cose che richiederebbero certamente un Governo, ma che non possono essere sostanzialmente prese di petto per diversi aspetti, i quali incidono – non poco – sul tergiversare a trovare un accordo di governo.

In questo contesto il “regno” della responsabilità è quello che ci ha portati ad avere lo stallo dei Governi “non eletti” il cui spettro si presenta anche ora, momento in cui il Presidente Sergio Mattarella – passati più di 40 giorni dalle elezioni – ormai sulla linea di arrivo sarà chiamato a dare un preincarico per sondare (per l’ultima volta) il terreno per le possibili alleanze nate dalle legittime “consultazioni”.

Lo scopo potrebbe essere delegare alla Presidentessa del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ovvero in alternativa al Presidente della Camera Roberto Fico la responsabilità e l’incarico di fare il Governo. All’eventuale non riuscita del tutto rimandando alle urne oppure optando per quello che fu definito in passato un Governo di (appunto) responsabilità, ma stavolta su base elettorale, concetto espresso stamane dall’ex Ministro Carlo Calenda.

L’opzione Centro Destra prevede un governo che unisce tutta l’area destra (unica opzione possibile) con in opposizione il MoVimento 5 Stelle e il PD e gli altri. L’opzione MoVimento 5 Stelle (visto l’attuale non accordo con la Lega Nord di Matteo Salvini) vede un Governo con il PD (come auspicato dall’ex Ministro Maurizio Martina.

Per il leader del M5S la eventuale mossa dell’alleanza con il PD risulterebbe essere quella vincente, anche se a rigore la seconda scelta a decadere dal primo preincarico (a rigor di logica di voto). Questo garantirebbe una governabilità per temi/punti. Un patto simile a quello del Nazareno. In caso contrario se dovesse trovare un senso un Governo di Centro Destra prevarrebbe la logica Lorenziana, risale al ‘300, ovvero quella dei “due forni” che vedrebbe Forza Italia “ago della bilancia” come ai tempi di Lorenzo de’Medici, per una politica che partorisce idee dal nucleo M5S e LN. Un’ipotesi di tutto rispetto visto che già ripresa da Giulio Andreotti e da Bettino Craxi e imitata da molti, ad esempio da Pierferdinando Casini e da Matteo Renzi. Con buonapace per la leader di FDI Giorgia Meloni che già ha manifestato il dissenso. (MC).