La finta sfida di Marina Berlusconi a Marine Le Pen

Il titolo del Corriere è sicuramente molto forzato.  Ma lo scontro tra Marina Berlusconi e Marine Le Pen è comunque nell’ordine delle cose. Marina è l’erede vera di Berlusconi, perché Pier Silvio ha dimostrato tutti i suoi limiti culturali nella gestione delle tv e tutti i limiti imprenditoriali nel confronto con Bolloré. Dunque è Marina che scende in campo contro le destre. Non può farlo Berlusconi, che cerca i voti. Lo fa lei. Sottilmente, al di là della forzatura del titolo di un articolo in cui spiega che i libri e la cultura sono la barriera contro i populismi. E lo sostiene dall’alto della presidenza di Mondazzoli, la più grande concentrazione editoriale del Paese nel campo dei libri. I conti danno ragione a Marina. La cultura e gli indici di lettura italiani, no. Si legge sempre meno, in Italia. E la responsabilità può essere addossata ai ministri dell’Istruzione, dalla Gelmini (ma anche prima, molto prima) sino al disastro attuale. Però la responsabilità è anche delle case editrici che pubblicano libri interessanti solo per la ristretta cerchia di una oligarchia ottusa e prepotente.

I soldi, però, si fanno pubblicando autori di infimo livello che, grazie a battage pubblicitari come se si trattasse di un dentifricio, vendono e stravendono. Cosa apporti Fabio Volo alla cultura italiana non è chiaro. Cosa apporti alle tasche sue e dell’editore è chiarissimo. Marina, con Mondazzoli, ha la possibilità di incidere sulla cultura italiana. Ha la potenza di fuoco per spostare non solo i voti, ma il pensiero. Invece, sulle orme paterne e in perfetta sintonia con il fratello, preferisce limitarsi a raccogliere denaro, assecondando gli istinti più beceri, le narrazioni più scontate e politicamente corrette. Favorendo un’ulteriore fuga dei lettori. In questo modo la sua lotta al populismo si trasforma in una battaglia per il controllo mentale, per l’asservimento completo. Ovviamente, da imprenditrice, è libera di compiere le scelte che più le convengono. Quello che servirebbe è una risposta politica e culturale da parte di chi si ostina a volersi alleare con il padre di Marina. Le destre non sono in grado di condizionare le scelte editoriali di Mondazzoli, ovviamente. Però potrebbero almeno degnarsi di sostenere la propria editoria. E gli elettori potrebbero e dovrebbero negare il voto a candidati delle destre non in grado di esibire 20-30 libri di area. Magari intonsi, mai letti. Ma, almeno, acquistati.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 352 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".