La forza di Renzi dalle critiche pretestuose

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Alcuni mi considerano un renziano sfegatato. Uno di quelli che sosterrebbero e gioirebbero ad ogni cosa dica Renzi, indipendentemente da cosa essa sia. Uno di quelli che dovrebbe stare con Renzi “senza se e senza ma”, come un tifoso della curva, in modo acritico, senza pensare o riflettere. Uno di quelli che “quando parla il capo, tutti zitti”.

Io che mi sono lamentato pubblicamente di molte cose: della mancata promessa sul taglio alle accise dei carburanti, dell’errore del tagliare le provincie, dell’inutilità di eliminare la tassa sulla prima casa. Io che non sono stato soddisfatto appieno della riforma del Senato o della legge elettorale. Certo, rispetto a ciò che avevamo prima ritengo siano enormi passi avanti, ma questo non mi autorizza a gioire e a ritenere perfette delle riforme che non mi convincono fino in fondo. E non mi faccio scrupolo di dirlo, sebbene abbia sostenuto in passato Matteo Renzi e sebbene lo consideri ancora oggi la miglior opzione disponibile.

Per questo sorrido davanti a chi lo attacca quotidianamente in modo pretestuoso. Sorrido davanti a chi vede in Renzi una specie di capo di una fantomatica Spectre nazionale in cui ogni singola cosa che non va diviene immediatamente una cosa ordita da Renzi per mantenere il proprio potere. Dalle dimissioni di Marino al Dieselgate, dalla sconfitta elettorale alle regionali in Liguria alla sua presenza alla finale degli US Open di tennis, per non parlare delle riforme. Alcuni hanno talmente ideologizzato il loro odio verso Matteo Renzi che potrebbero accusarlo di consumare ossigeno solo perché respira, un po’ come disse De Luca in un’infelice battuta contro il giornalista Peter Gomez.

Sia chiaro: c’è tutta una parte che critica Renzi in modo puntuale, preciso e dettagliato. Quelle sono voci non solo utili, ma necessarie affinché esista un sano dibattito fra punti di vista differenti. Il problema è tutto il resto, quelle voci bercianti di chi si professa più puro fra i puri che zittiscono chi critica in modo sensato: quelli che arrivano a propagare bufale incredibili pur di criticarlo ferocemente, gente disposta a credere ad ogni stupidata partorita dalle più oscure fogne del web solo perché additano una qualche presunta colpa del governo. Un comportamento figlio di quel pensiero sempre più dominante secondo cui i politici sono tutti ladri, tutti malfattori, tutti collusi con le mafie. La famosa “casta”, entità ormai mitica da attaccare e abbattere, senza pietà.

C’è da comprenderla certa gente. Persone la cui massima prospettiva politica è un classico “tutti a casa”, come se bastasse spazzare via l’attuale classe politica e sostituirla con persone nuove, magari della cosiddetta società civile. Ma quale sarebbe questa società civile? Quella che discrimina ancora gli omosessuali, quella che inveisce contro i profughi, quella che paga le fatture in nero per risparmiare, quella che gonfia le fatture regolari per farci un po’ la cresta, quella che si lamenta degli stranieri che rubano il lavoro poi li assume in nero, quella che prende a fucilate un autovelox, quella che abbandona la spazzatura ai lati delle strade, quella che è incline al condannare chiunque alle prime accuse, quella che è refrattaria a pagare i biglietti dei mezzi pubblici, quella che non ha mai pagato il canone Rai, quella che quando prende una multa cerca sempre il modo di farsela togliere? In cosa cambia questa società civile dalle cose che vengono imputare alla classe politica?

E Renzi è la in cima: il manovratore, il nuovo grande vecchio, l’uomo dei poteri forti. Renzi il nuovo babau, Renzi il nuovo Berlusconi. E come per il Cavaliere fu coniato e fondato l’antiberlusconisno, la lungimirante strategia che ha portato a smettere di parlare di politica concentrando il dibattito attorno a una sola persona, così per Renzi è stato creato l’antirenzismo, equivalente strategia che prevede il dare contro a qualsiasi cosa lui faccia. Come l’abolizione del CNEL: c’è chi lo propone nel proprio programma ma poi vota contro l’abolizione e la critica pure, solo perché contenuta nelle riforme del governo. Ma anche quelli che prospettano la partecipazione a competizioni elettorali locali solo per “dargli un po’ fastidio”. Una contrapposizione degna dell’asilo Mariuccia che deborda nel tafazzismo.

Pensano di indebolirlo ma in realtà lo rafforzano. Come per certe critiche che provengono dalla minoranza del Partito Democratico: si dice che ad ogni attacco o critica di alcuni leader della minoranza interna partano i caroselli e si stappino le bottiglie, perché l’effetto che ottengono è quello di aumentare il consenso di Renzi. Lui ringrazia, e tira dritto con la sua politica di riforme. E io sorrido, pensando che se l’opposizione è questa allora Renzi può (quasi) dormire sonni tranquilli.

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