La Libia cambia e l’Italia non se ne accorge

La crisi di governo ha evidenziato, ma certo non provocato, gli immancabili errori della politica estera italiana. A partire dalla Quarta Sponda, dalla dirimpettaia Libia. Non è bastato il suicidio politico del sostegno a Sarkozy e Cameron per abbattere ed assassinare Gheddafi.

L’Italia, cagnolino al guinzaglio dell’On, ha appoggiato Al Sarraj, il ras di Tripoli, senza la minima capacità di valutazione di ciò che avveniva sul terreno. Così ci siamo persi il rafforzamento, in Cirenaica, del generale Haftar appoggiato dall’Egitto poi dalla Russia e pure dalla Francia che, come di consueto, gioca su due tavoli e sostiene entrambi i concorrenti. E potrebbe vincere su entrambi i fronti. L’alleanza tra Russia ed Egitto ha portato il Cairo (sunnita) a sostenere Assad in Siria, in contrasto con i sunniti sauditi. D’altronde la Russia era alleata dell’Egitto ai tempi dell’URSS ed è interessata ad avere una nuova base nel Mediterraneo, oltre a quella in Siria. Tutto di fronte a noi.

Che ci occupiamo della Libia solo per andare a recuperare sulle sue coste le legioni di clandestini che arricchiscono i trafficanti di schiavi e le Ong che campano sul mantenimento dei migranti. Siamo all’80% di clandestini sul totale dei migranti, assicura l’Unione europea. Ma l’Italia fa finta di nulla. E non sa più se continuare a sostenere Al Sarraj o se puntare su un riposizionamento, seguendo francesi e russi. Cerchiamo di attirare capitali dalle monarchie del Golfo senza valutare le conseguenze, ci confondiamo, procediamo a tentoni mentre il mondo usa il cervello, le analisi, gli studi. Gli altri sono attenti al greggio, l’Italia vuole solo gli schiavi. Gli altri cambiano alleanze sulla base di strategie, l’Italia attende ordini dall’estero.

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 346 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".