L’arroganza e l’ingenuità di Baratter

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A Trento è stato sospeso da Capogruppo Lorenzo Baratter, il capogruppo del Patt, accusato di aver promesso finanziamenti agli Schutzen. Un chiaro esempio di “voto di scambio” parrebbe. Una chiara somiglianza con la promessa di elargire 80 euro ai pensionati con assegno al minimo. O con gli 80 euro delle altre elezioni. O con la promessa di regalare 500 euro ai neo diciottenni. Il problema non sono le promesse di denaro in cambio di voti. Il problema è chi fa le promesse.

Se è il capo del governo, si tratta di politica economica. Se lo fa un politico locale diventa uno scandalo perché è voto di scambio. E non si tratta solo del Trentino. Il sindaco lucano che trattava con i petrolieri per ottenere, in cambio delle autorizzazioni, dei posti di lavoro per i suoi compaesani ha davvero fatto del male? Certo, se la logica è quella di far assumere i compagni di partito ed i suoi elettori, la scorrettezza è evidente. Ma se si limita a richiedere dei posti di lavoro, senza imporre i nomi, allora forse ha svolto nel migliore dei modi il suo ruolo di sindaco. Anche se ai magistrati non piace. E’ successo anche in Piemonte, con un sindaco sotto processo per aver chiesto occupati locali in cambio delle autorizzazioni per un centro commerciale.
Allora la colpa più grande di Baratter sembra essere l’ingenuità, forse conseguenza dell’arroganza del potere. L’arroganza e l’ingenuità di farsi scoprire. L’arroganza e l’ingenuità di procedere direttamente quando, con meno ingenuità ed arroganza, sarebbe bastato discutere a quattrocchi il bando ad hoc per distribuire il denaro alle associazioni preferite. Che è ciò che avviene in ogni grande città, in ogni regione. Con le associazioni miracolate da bandi creati su misura. Certo, servirebbe l’umiltà ed un briciolo di fatica per scrivere un bando. Un minimo di impegno. Ma, ormai, la politica si sente talmente al di sopra di tutto e tutti da rifiutare anche un piccolo sforzo. Ed i politici pigri cadono su minuzie, su questioni irrilevanti. Quante sono le associazioni di vario tipo che, in Trentino, beneficiano di finanziamenti? E quanti dei beneficiari si sentono in debito politico con chi distribuisce il denaro pubblico? Quanti votano sempre i partiti di maggioranza per garantirsi il mantenimento dei benefici? Poi si può far finta di stupirsi, poi ci si può anche fingere indignati. Ma gli unici che hanno il diritto di stupirsi e di indignarsi sono i responsabili delle associazioni escluse dai finanziamenti. Penalizzati per ragioni politiche, esclusi nonostante la qualità del proprio lavoro perché non allineati con il potere. Che, ovviamente, finanzia i progetti sulla base della fedeltà politica, non per la qualità del progetto.