LE SQUILLO MINORENNI DEL PARIOLI FANNO NOTIZIA MA PER QUANTO?

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Nel mese di novembre, che sta per volgere al fine, un po’ su tutti i mass-media, è apparsa la notizia-scandalo sulle “ squillo del Parioli”, ragazzine adolescenti che per noia, gioco, necessità e/o voglia d’indipendenza si sono prostituite, ad aggravare il fatto ci sono poi varie figure maschili e la madre di una di queste ragazze, che forzavano le minorenni a prostituirsi per denaro. Mi è sembrato riduttivo raccontare ai voi lettori la notizia così “nuda e cruda”, quindi volutamente, ho aspettato che la notizia fosse quasi dimenticata. Vorrei ripercorrere un po’ la vicenda ed analizzare l’argomento, partendo proprio dai punti salienti di questa.

E’ il 18 ottobre 2013, quando la più piccola, Agnese, racconta ai pm com’è cominciato il tutto: «Io penso di conoscere il motivo per cui sono qui oggi: è perché sono stata colta nel fatto, ossia mi prostituisco a scopo economico fin dal luglio 2013. Io ho 14 anni, ma quando sono truccata dimostro di più. Noi, cioè io e la mia amica Angela, ci mettevamo su un sito e una persona mi prendeva gli appuntamenti e mi accompagnava. Abbiamo preso un appartamento per questi incontri. Questa persona è Mirko Ieni e mi faceva da intermediario organizzando tutto». Agnese parla di sua madre, che non lavora se non saltuariamente, e di suo fratello, bipolare, con gravi problemi di salute. La vita da squillo è cominciata quasi per caso, racconta Agnese: «Tutto è iniziato con la mia amica Angela in quanto un giorno ci siamo collegate su una bacheca incontri e annunci per trovare dei lavoretti ed essere autonome. Abbiamo visto un annuncio invitante per lavorare e guadagnare facilmente tanti soldi. Io conosco Angela da quando facevo le medie: è la mia amica del cuore. Lei ha iniziato a lavorare, io l’ho fatto più tardi. Io e Angela siamo esigenti, vogliano molte cose: vestiti, macchine, benessere». Ed è Agnese a raccontare inoltre: «E’ capitato che alcuni clienti, dopo averci visto, ed avere domandato se eravamo minorenni, abbiano comunque avuto il rapporto sessuale».
Queste affermazioni fanno pensare e lasciano un senso d’inquietudine, sono scottanti, è la storia di due ragazzine, delle adolescenti che si prostituiscono per ottenere quei beni che la pubblicità ci propina sotto varie forme tutti i giorni, quei bisogni indotti che fanno scattare una molla nella testa delle due giovani, se non posso avere tutto devono comunque trovare il modo per averlo.

«Io volevo lavorare per comprarmi cose griffate – racconta Agnese – volevo avere i miei soldi per comprare tutto ciò che mi piaceva. Ogni tanto davo i soldi a mamma, quindi aiutavo anche la mia famiglia. Mamma pensava che spacciavo, non mi sentivo di dirle che mi prostituivo. Mamma non mi chiedeva di aiutarla, ma io, con quei soldi che guadagnavo, cercavo di aiutarla in casa. Quando le davo i soldi, la mamma li prendeva anche se pensava non fosse giusto, ma lei pensava che io spacciavo e comunque mi rimproverava e mi diceva che non me li ero guadagnati».
Facevano tutto insieme Angela e Agnese, la prima racconta ai pm: «Vivo con mia madre qualche volta dormo a casa della mia amica Agnese. Con Agnese facciamo tutto insieme, andiamo a corso Trieste, ai Parioli e in altri luoghi. In viale Parioli c’è la casa del mio amico Mimmi (soprannome di Ieni) che ha circa 30 anni. L’ho conosciuto perché abitava vicino a viale Somalia. Non sono mai stata con lui perché è brutto».

Due teenagers insomma, che parlano con aria vissuta, senza aver nostalgia dell’infanzia, hanno perso tutta la spensieratezza di quella giovane età, pensano di essere al top potendo permettersi certe frivolezze e beni di lusso. Ma è solo l’inizio di un incubo che segnerà per sempre queste due giovani vite.  A tutto ciò si aggiungono poi le rivelazioni sugli incontri, racconti che ben poco lasciano all’immaginazione, ma colmano la testa di dubbi, ci s’interroga: come si può arrivare a tanto? Queste sono le dichiarazioni: «La prima volta che è avvenuto un incontro – racconta ancora Agnese – è stato con un signore di 35 anni che ci ha portato a piazza Fiume a casa sua. Inizialmente lavoravo insieme ad Angela perché io avevo paura e con lei ho iniziato a imparare. Noi prendevamo 300€ tutt’e due insieme per la prestazione con rapporto completo, 200€ per rapporto non completo, solo i preliminari. Piano piano ho iniziato a lavorare da sola, chiedendo per un rapporto completo 150 o 100 euro. Senza Mirko lavoravamo tre volte a settimana, con Mirko lavoravamo tutti i giorni. Lo abbiamo conosciuto come cliente e poi è diventato il nostro intermediario». I contatti, racconta Agnese, avvenivano con schede e telefoni forniti da Ieni, che aveva affittato l’appartamento. «A settembre ho avuto il mio primo rapporto lavorativo da sola, in quanto ho dovuto sostituire Angela. Ogni giorno facevo almeno due incontri. L’accordo economico con Mirko era la metà di quanto guadagnavo, lui a volte aumentava il prezzo e si prendeva la percentuale senza decurtarci troppo».

Emerge sempre più la figura di Ieni, uno dei tanti sfruttatori delle giovani ragazze: «A Mimmi – ha spiegato Angela – davamo 10 euro ogni volta che aveva bisogno della casa, lui sapeva che facevamo sesso con dei clienti. Non sapeva che io e Agnese eravamo minorenni. A Mimmi ho dato anche 40, 50 e 100 euro, a seconda delle prestazioni».  Poi Angela riconosce la foto di Nunzio Pizacalla: «Ricordo che ci siamo contattati via internet e lui poi mi procurava i clienti e mi contattava sul telefono, io incontravo i clienti e mi facevo pagare ma a lui non ho mai dato soldi. . Lui mi ha dato un appuntamento nel quale gli dovevo dare i soldi ma io non ci sono mai andata».
Poi è la volta del commercialista, l’inchiesta si allarga, arriva all’analisi del pc del dott. Riccardo Sbarra, romano, 35 anni, il quale viene soprannominato «Sbanda» dalle squillo che lo definiscono in questo modo: «È un cretino, un deficiente, uno che ha 35 o 30 anni e fa ancora il pischello in discoteca. » dice una delle due ragazze, mentre l’altra rivela: «Una volta l’ho visto in discoteca e due volte a casa sua. In un’occasione c’era pure un terzo lì». Secondo l’accusa «Sbanda» ha l’ossessione per le ragazzine, secondo quanto intercettato dagli sms dell’uomo, per gli investigatori è abbastanza. Quando i carabinieri lo vanno a prendere a casa, l’uomo si precipita verso il pc che si trova sulla scrivania, lo afferra e lo getta dalla finestra, sperando forse di cancellare le tracce della sua attività pedopornografica. Ma il volo è basso, Sbarra vive solo al primo piano, ed i periti della procura fanno il resto.
Il materiale è da brividi, ma le attenzioni dei magistrati si concentrano su quegli indirizzi di ragazzine pronte a raggiungere Roma per incontri a sfondo sessuale. Il sospetto è quello che delle ragazzine meridionali siano state intercettate attraverso internet o grazie alla mediazione di protettori e reclutate per incontri e video a luci rosse.
Nel frattempo giornali locali trentini annunciano la presenza sui tabulati telefonici, di chiamate verso le due squillo, da utenze trentine, la clientela insomma non è più solo una cerchia ristretta nell’ambiente romano ed iniziano a scoprirsi lungo la penisola altri episodi di prostituzione.

Ad essere sinceri la notizia non è di ieri o di oggi, periodicamente si parla, ad una scadenza “x” di questi fenomeni, e gli italiani che mediamente pensano con la pancia, prima che con la testa, si sentono subito indignati dell’accaduto, ma poi nel giro massimo di un mese se ne dimenticano, come se il problema, parlandone e/o criticandolo, si fosse automaticamente risolto. Ma purtroppo non è così, ogni giorno nasceranno nuove storie di prostitute ed adulti pronti a sfruttarle in maniera subdola, partendo dalle madri senza scrupoli di queste ragazze. Come sempre si cerca il colpevole dell’accaduto, il cattivo della storia, ma forse la cosa importante a fronte di questi episodi, sarebbe di rivedere le proprie priorità nella vita e il modo di educare i figli. Di certo non sarò io a darvi le linee guida per tutto ciò, ma spero di aver se non altro, di aver fatto nascere in chi legge la necessità di farsi domande in merito.

di Sabrina Conotter

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