LE PREFERENZE DI GENERE ALLE ELEZIONI EUROPEE

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È molto complesso andare a votare per queste europee. Il dilemma riguarda non tanto il partito quanto piuttosto la preferenza da dare. Di recente è stata approvata la preferenza di genere che prevedere non solo che, per quanto riguarda la composizione della lista, nessuno dei due generi possa essere rappresentato per più dei due terzi; ma anche che le elettrici e gli elettori debbano scegliere, nel solenne atto del voto, necessariamente un appartenere ad un candidato di genere diverso, pena la cancellazione della terza preferenza.

In tal modo, se una persona volesse scegliere alle prossime europee tre italiani maschi, la terza preferenza verrebbe annullata.

Non vuole essere un discorso maschilista, lo stesso discorso potrebbe valere per chi vuol votare tre donne; è una questione però di logica. Perché non si può esprimere tranquillamente il proprio diritto di voto? Perché non si può votare per persone in cui realmente si crede?

La motivazione data alla legge è quella di tutelare quello che viene definito sesso debole. Le donne italiane presenti al Parlamento europeo sono 18 su 73 deputati, pari al 25%, una percentuale molto bassa rispetto allo standard degli altri paesi dell’unione. Il nostro paese si colloca al 22esimo posto, dietro di noi ci sono paesi come la Polonia e la Repubblica Ceca.

La Svezia, paese in cima alla classifica per le quote rosa, non ha una simile legge, sono i partiti che devono inserire donne nelle liste elettorali; stesso discorso anche per la Germania e il Regno Unito.

Nonostante l’Italia sia in fondo alla classifica in Friuli Venezia Giulia la governatrice è una donna, Debora Serracchiani; la Presidente di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale si chiama Giorgia Meloni; Letizia Moratti è stata per cinque anni Sindaco di Milano.  Le donne hanno sempre avuto spazio nella politica; un ultimo esempio riguarda la figura del Presidente della Camera: per molti anni la carica è stata ricoperta da una donna che si chiamava Nilde Iotti.

Il 25 maggio però una legge dello stato prevederà che si debba necessariamente esprimere una delle  tre preferenze per una donna o per un uomo, limitando quindi la possibilità, anche a chi ha votato nel passato delle donne, di scegliere chi realmente si voglia votare.

Michele Soliani

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