Come era prevedibile i militari hanno deposto il Presidente Erdogan. Alla base dei fatti di questa serata tutta una serie di ragioni politiche che hanno portato un gruppo di militari ad imporre, con tutta probabilità, una giunta militare.

Il primo fattore riguarda la stessa storia della Turchia. Dalla crisi dell’Impero Ottomano il Paese è stato guidato da questi. Basti pensare ai Giovani Turchi, un gruppo di militari che portarono il sultanato nella Grande Guerra affianco alla Germania. Nel primo dopoguerra vi fu la presa del potere da parte di Kemal Ataturk, membro dell’esercito che voleva creare una Turchia moderna, laica e non più islamica.

Il percorso tracciato dal primo Presidente turco ha portato la Nazione tra i due continenti nel XXI secolo e alle sue numerose richieste di adesione all’Unione Europea. Un percorso che però si è interrotto con Erdogan, il quale si è riavvicinato a una visione maggiormente islamista. Proprio questo ha presumibilmente preoccupato i militari, da sempre vicini a una tradizione laicista e moderna della Turchia.

L’altro fattore riguarda gli attuali rapporti internazionali della Turchia con il resto del mondo. L’abbattimento negli scorsi mesi di un areo turco ha incrinato i rapporti con la Russia,storicamente complessi; discorso simile riguarda l’Unione Europea. La diplomazia di Bruxelles mal ha accettato i ricatti di Erdogan in merito alla questione profughi. Berlino ha uno stretto rapporto con Ankara dato che in Germania vivono oltre un milione di turchi. Angela Merkel a parte, la diplomazia europea è piuttosto complessa e non può essere guardata solamente pensando alle nazioni dell’ex blocco occidentale. I Paesi dell’est Europa, considerati sino a pochi anni fa deboli, si stanno dimostrando fieri oppositori delle decisioni prese da Berlino, Parigi, Roma e Madrid. I governi di Destra che governano indisturbati a oriente non hanno mai accettato i flussi di profughi provenienti dalla Turchia e il loro malcontento è giunto non solo nei palazzi del potere europeo, ma sopratutto in quelli della Nato. La Turchia è parte integrante e strategica del Patto Atlantico.

L’ultimo fattore riguarda il PKK. In questi ultimi mesi i finanziamenti occidentali ai curdi hanno permesso anche alle frange più movimentate di riprendere la lotta contro la tirannia di Ankara, sperando in una indipendenza difficile da ottenere. Una preoccupazione per i militari che stanno subendo, oltre alle spinte islamiche di Erdogan, anche il ritorno dell’indipendentismo curdo.

A oggi comunque il futuro della Turchia è incerto. Molte Nazioni europee sperano in una risoluzione della questione rifugiati, la Russia spererà in una risoluzione di controversie che continuano solamente ad aumentare.