L’Europa e l’attualità della Sindrome di Goring

“Nessun aereo nemico volerà mai sui cieli del Reich”. Fu questa la famosa frase pronunciata da Hermann Goring ad Adolf Hitler, e poi a tutti i tedeschi, all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Una frase che rassicurava i vertici nazionalsocialisti, e non solo, che miravano alla creazione di una grande Germania capace di dominare l’Europa e il mondo. Fu una tragica certezza che costò la vita a 635.000 tedeschi, oltre ai 10 milioni di civili rimasti senza una casa a causa dei bombardamenti alleati.

I vertici militari erano sicuri di poter condurre guerre offensive senza subire alcuna conseguenza delle loro azioni. Durante la battaglia d’Inghilterra, però, i britannici, contrariamente alle previsioni ottimistiche dei tedeschi, reagirono con un raid aereo su Berlino nella notte tra il 25 e il 26 agosto del 1940. Fu un duro colpo soprattutto per l’orgoglio di Goring, che in precedenza aveva anche proclamato che mai sarebbe stato permesso agli inglesi di bombardare la città con la frase: “Se un aeroplano inglese riesce a forzare le nostre difese aeree, se una sola bomba cade su Berlino, voglio chiamarmi Mayer”.

Un’episodio che comunque si ricollega ai fatti avvenuti in questi ultimi giorni in Francia. La nostra civiltà ha vissuto una fase storica simile agli eventi preparatori della Seconda Guerra Mondiale. Le prime avvisaglie infatti scoppiarono già a partire dal 1936 con la Guerra Civile di Spagna, il massacro di Nanchino, l’occupazione dei Sudeti e quella di Memel. Conflitti che ricordano molto i vari fatti che si sono succeduti in questi ultimi anni in Medio Oriente e in Africa. Ieri come oggi ci siamo abituati a vedere la guerra tranquillamente seduti su una poltrona di casa, senza porci alcuna domanda sulla possibilità che il Dio Marte possa giungere anche sulle nostre strade.

In molti hanno poi provato quella che si può identificare come Sindrome di Goring: essere sicuri che le guerre non abbiano ripercussioni. Lo provò allora la Germania di Adolf Hitler così come oggi la nostra civiltà, troppo sicura che la morte non possa giungere nelle nostre case. Nessun buonismo, solo uso della logica e ricordarsi che la storia continua a ripetersi in modo ciclico senza lasciare traccia nella mente dell’uomo.

Siamo stati abituati nei decenni scorsi a un mondo arabo inoffensivo, con il cosiddetto “cattivone” che nei fatti si mostrava debole a differenza di quanto ci veniva presentato dai mass media. Basti pensare a quanto successo nella Prima e nella Seconda Guerra del Golfo, quando la propaganda enfatizzava la pericolosità del dittatore Saddam Hussein. I fatti poi portarono alla luce una situazione ben diversa: nessun forte armamento, nessun’arma atomica, batteriologica o chimica.

Stessa cosa successe nel 1999 durante la guerra del Kosovo, quando il tutto si risolse con dei continui ed efferati bombardamenti nei confronti del popolo serbo ormai inerte. Nessuno si mosse con decisione prima di allora, quando i massacri venivano tranquillamente compiuti in Bosnia senza alcun pronto intervento da parte della Polizia Internazionale. Del resto questa è la Sindrome di Goring: aggredire una Nazione con la sicurezza che le proprie azioni non abbiano ripercussioni. La Germania nazista era sicura che invadendo la Polonia nel 1939 nessuno sarebbe intervenuto in sua difesa, ed era altresì sicura che nessuna bomba britannica sarebbe caduta sul suolo del Reich. Anche i principali politici europei sono caduti nello stesso errore. L’Isis è stata sottovalutata da Francois Hollande, che decise di bombardare la Siria a partire dallo scorso 8 settembre. La Francia si è quindi trovata di fronte ad un avversario ben diverso rispetto a “cattivoni” quali Gheddafi, Saddam o Assad.

Hermann Goring, dopo i fatti del 1940, si ritirò nella sua residenza di Carinhall e trascorse il resto della guerra tra caccia e morfina, soccombendo al peso della confutazione delle sue certezze. A settant’anni di distanza l’Europa si ritrova nella stessa situazione: saprà reagire e capire che non si tratta di semplice terrorismo ma di una vera e propria guerra?

Commenta per primo

Lascia un commento