L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI COMUNITA’

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Non bastavano le Comunità di Valle. Ora, pare arriveranno le Comunità Autonome e l’Unione delle Comunità. E’ questa la principale priorità delle nuove amministrazioni di Trento e Bolzano, capeggiate da Rossi e Kompatscher: cambiar il nome alle Provincie e alla Regione.

A onor del vero, nei punti programmatici presentati ai partiti della maggioranza del Consiglio Regionale, si parla di avviare il processo che dovrebbe portare alla stesura del terzo Statuto d’Autonomia. Cioè, quello strumento che consentirebbe una “radicale revisione della natura giuridica degli enti”. Tutto per restare in linea con la, finora solo paventata, riforma istituzionale che andrebbe ad abolire le Provincie.

Punto cardine di questa “revisione radicale” sarebbe proprio il cambio di nome da Provincia a Comunità e da Regione a Unione delle Comunità. In questo modo si riuscirebbe contemporaneamente a sottolineare il cambiamento rispetto al passato e a rimarcare la nostra differenza rispetto alle altre (più retrograde e sprecone?) provincie italiane. Come direbbero i nostri amici altoatesini: zwei Fliegen mit einer Klappe schlagen.

Sul sito dell’Adige si sono scatenati i commenti. Ci sono quelli a favore, non molti, a loro volta divisi in due categorie: da una parte gli autonomisti agguerriti, che si auspicano addirittura di arrivare a dare alla Regione la denominazione di Tirolo; dall’altra chi associa i termini Provincia e Regioni a sprechi non meglio specifiche. Quelli contrari, i quali ritengono il cambio di nome non solo inutile, ma anche dispendioso in un periodo di vacche tutt’altro che grasse. E, infine, i perplessi, gli scoraggiati, quelli schifati dai politici che, ancora una volta, si dimostrano incapaci di concentrarsi su problemi più seri e che toccano da vicino i cittadini. Superfluo dire a quale di queste categorie apparteniamo noi di Secolo Trentino.

Ma il problema di questi punti programmatici, a nostro avviso, non sta solo nella vana ridenominazione di Provincie e Regione. Come spesso accade quando escono notizie di questo genere, particolari importanti non son facili da cogliere, perché messi in secondo piano, rispetto a questioni che hanno più fascino agli occhi dei lettori.

Ad esempio, da quanto presentato dai due neo-presidenti, sembra ormai chiara la direzione impostata da Dellai e Durnwalder di lavorare in maniera completamente autonoma tra le due Provincie, per poi collaborare in seguito solo su questioni comuni. Sebbene, al contempo, si ribadisca la necessità di adottare uno Statuto unico a livello regionale. Contraddizione in termini, che serve solo a spiegare una cosa già nota: le due Provincie sono indipendenti o quasi fra loro, la Regione è un contenitore vuoto, ma guai ad abolirla, visto i soldi e le poltrone che garantisce ai soliti politici.

Per dirla come Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, appare evidente la volontà di cambiar tutto, per non cambiare niente. E sorge il dubbio che non sia solo l’autonomia ad accostarci alla Regione Sicilia.

Luigi Mauro

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