MA QUESTA È SATIRA?

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In un bel libretto del 1982 intitolato La corte dei Miracoli, Marcello Veneziani scriveva che «la satira può essere pungente ma anche elegante, ha la possibilità di scegliersi gli aculei che preferisce e di cambiarli all’occorrenza. La satira è l’arma bianca del nostro tempo». Se la satira è tutto questo, allora Laura Boella – docente della Statale – stecca parecchio quando afferma che «la scelta di questi studenti (ovvero degli studenti di GayStatale) va contestualizzata». La satira, quella vera, non ha bisogno di spiegazioni: è precisa, puntuale e, soprattutto, come scrive Veneziani, è elegante (cosa che non si può dire del manifesto di GayStatale).

Laura Boella, nella sua intervista al Corriere, prosegue dicendo che «è un bene che in università gli studenti organizzino occasioni di conoscenza e informazione su un tema così importante e delicato quale è l’omofobia». Tralasciando la questione omofobia – giudicata una pagliacciata anche da un buon numero di gay – devo convenire con la professoressa. Le do ragione: sarebbe bello che in università si creassero i presupposti per discutere serenamente su temi così importanti. Ma allora, mi si deve spiegare perché, dopo aver invitato i ragazzi di GayStatale ad organizzare un dibattito pubblico su un tema ben più interessante dell’omofobia – ovvero omosessualità e religione (che poi è il titolo del cineforum da loro organizzato) – il sottoscritto ha ricevuto la seguente risposta: «carissimo. abbiamo letto la lettera con attenzione, essendo in democrazia,all’ interno del nostro collettivo, dobbiamo discutere martedì tutti assieme» (sintassi, punteggiatura incerta e minuscole al posto delle maiuscole sono gentilmente offerte da GayStatale, quindi non discutetele, altrimenti siete omofobi).

Questa risposta è di dieci giorni fa. Il mio cervello, che è abbastanza tradizionale, è arrivato a due possibili conclusioni: o i ragazzi di GayStatale stanno ancora discutendo se accettare o meno il dibattito pubblico – ma, se così fosse, è il caso che qualcuno vada a ripescarli prima che inizi l’anno nuovo – oppure hanno gentilmente declinato l’offerta da me proposta. Il che è un peccato, perché – da buon guareschiano – ritengo si debba e si possa discutere con chi la pensa diversamente da me per «cavar fuori dalla massa irragionevole e anonima l’individuo, che – se ha un fondamento buono, come ha in realtà la gente del nostro popolo – è sempre ragionevole».

Matteo Carnieletto

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