Milo Yiannopoulos, l’uomo che fa tremare gli Stati Uniti

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Qualche settimana fa, ospite del Tucker Carlson Tonight, alla domanda “Che cos’è l’hate-speech?”, Milo Yiannopoulos rispondeva “Non ne ho idea”. Curioso, per uno che si è visto sospendere in maniera permanente l’account di Twitter per incitamento all’odio razziale nei confronti dell’attrice afroamericana di Ghostbusters, Leslie Jones. Messa alla gogna mediatica proprio da Yiannopoulos, l’attrice aveva ricevuto centinaia di commenti anonimi con insulti razzisti e sessisti, come lei stessa ha raccontato per motivare la chiusura del proprio account. Yiannopoulos aveva risposto al Twitter’s banaccusando la piattaforma di essersi confermata “spazio sicuro per terroristi musulmani ed estremisti neri, ma zona con divieto d’accesso per i conservatori”.

La sua carriera comincia nel 2009, al The Telegraph. Gay, misogino, trumpiano e di estrema destra: Milo Yiannopoulos è, per molti, l’Anticristo del web. Padre greco, madre di origini ebree, Milo si professa cattolico convinto ed esponente dell’alt-right movement, i cui principi si fondano sulla supremazia della razza bianca, islamofobia, nativismo, antifemminismo, omofobia, populismo di destra e nazionalismo bianco. I membri dell’alt-right movement rifiutano l’ideale democratico dell’uguaglianza garantita dalla legge senza distinzione di sesso, razza, credo e origine etnica.

Anti-islamico dichiarato, intervistato in seguito alla strage di Orlando all’interno del night club arcobaleno Pulse, Yiannopoulos affermava, ricordando un certo presidente dai capelli cotonati:”Non ho problemi a limitare nettamente l’immigrazione nei Paesi in cui rappresenta una minaccia”. Brillante giornalista, editore per Breitbart.com, Milo si è dimostrato più volte critico nei confronti dei propri colleghi, come quando li accusò di essere incredibilmente ignoranti:”I media hanno solo un modo di vedere il mondo, ed è tramite le lenti dell’oppressione, del bigottismo, del sessismo, del razzismo e dell’omofobia. Li commisero, perché non vorrei mai vedere il mondo in un modo così monocromatico”.

Yiannopoulos è stato spesso bollato come il più grande troll della rete, visto il suo atteggiamento provocatorio ai danni del politicamente corretto. Egli stesso si definisce “favoloso supervillano di Internet” e, in controtendenza rispetto alle campagne più sentite, combatte il razzismo contro i bianchi e il sessismo contro gli uomini. All’indomani dell’elezione di Trump, Milo scriveva su Breitbart:”Daddy è diventato presidente. Dopo un decennio di boicottaggi liberali, capricci e tempeste dei social media, è tempo per i conservatori di divertirsi un po’”.

Un tema assai caro al buon Milo è quello che egli stesso ha definito “cancro del mondo”, ovvero la terza ondata di femminismo. Durante il suo Dangerous Faggot Tour, una serie di conferenze intraprese nelle università americane, Yiannopoulos ha denunciato l’ingrato lavoro riservato agli uomini nelle relazioni romantiche: ci si aspetta infatti che sia l’uomo a fare la prima mossa, a giudicare il momento propizio per avvicinarsi, a chiederle di uscire e pazientare per la risposta. Eppure, come afferma Milo, gli uomini non si sono mai lamentati di questo “sessismo”, perché lo considerano parte dell’essere uomo. Il divario di genere è ancora più evidente se si comparano i fondi spesi per il cancro al seno e il cancro alla prostata.

L’accusa che Yiannopoulos muove al femminismo è di aver creato un mondo in cui gli uomini sono il nemico delle donne. Nel falsato mondo femminista, il patriarcato dice alle donne “non sei nulla senza di noi”, ma nel mondo reale si tratta di femministe che dicono alla donna debole e ignorante “tu non sei niente senza di noi”. Per le femministe, le donne possono fare tutto ciò che gli uomini possono fare, ma meglio. Si tratta, dunque, non di parità di genere, ma di rivalità che nuoce ad entrambi i sessi.

Stando ad alcune sue affermazioni, Milo assume due posizioni apparentemente contrastanti: essere gay, ma a favore della famiglia tradizionale. “La storia dimostra che ovunque ci fosse  grandezza umana, i gay abbondassero gioiosamente; questo, almeno in parte, perché gli uomini gay sono più intelligenti. Ma ciò è stato possibile perché nel passato i gay vivevano una sorta di bugia, si sposavano con le donne e avevano figli”. Per Milo, gli omosessuali dovrebbero dunque riconsiderare la famiglia tradizionale come “miglior contributo per la specie”, il che significherebbe per loro “tornare nell’armadio” ed esercitare i propri impulsi sessuali solo privatamente.

Nel corso della propria carriera, Yiannopoulos ha tenuto diversi discorsi su temi molto sentiti dall’opinione pubblica e, a causa delle sue idee di estrema destra, è stato più volte contestato. Nel febbraio del 2016 si scontrò con un gruppo di femministe alla Rutgers University; a maggio, quando fu accompagnato nella California University a Santa Barbara da studenti che indossavano il berretto di Donald Trump, ci furono proteste che bloccarono il teatro che ospitava l’evento; a novembre, invece, dopo l’annullamento dell’intervento previsto a Canterbury, Milo aveva definito Theresa May “una totale fascista”. L’ultima contestazione ha avuto luogo il 2 febbraio, quando il giornalista di Breitbart si è visto costretto ad annullare il discorso alla Berkeley University a causa delle proteste di 1500 dimostranti che si opponevano al “nazismo” sostenuto da Yiannopoulos.

A Milo piace piacere ma, soprattutto, lo alletta l’idea di essere considerato un influencer. Abile con le parole, in ogni suo intervento si evince la nota comico-satirica che egli stesso si riconosce. In un’intervista più intima, confessa di essersi creato questo personaggio poiché in passato non si piaceva molto e rivela che il suo obiettivo principale è di arrivare sotto la pelle dell’interlocutore, al di là dell’opinione positiva o negativa che si ha di lui. Rivelando la propria strategia, ha dichiarato:“L’unica risposta adeguata alla cultura dell’oltraggio è quella di essere scandaloso” e, in questo, Milo Yiannopoulos pare proprio non avere avversari.

Antonella Gioia