MOSUL: IN TRINCEA, VERSO IL RINASCIMENTO DELL’ISLAM

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Nel pieno dell’Alto Medioevo Bizantino, quello che ripercorre, quasi come un ciclo obbligato, il periodo europeo che arrivava fino al mille, caratterizzato dalle invasioni barbariche e dalla caduta dell’Impero romano d’occidente, ci siamo già stati. Abbiamo già visto il Medioriente perdere le roccaforti dittatoriali, abbandonare il potere accentrativo dei raìs e dei dittatori, ma non abbiamo visto il lato oscuro della storia, i cadaveri, i morti, le guerre, poiché l’informazione non era libera bensì veicolata dagli stati secondo precise disposizioni. Arabi e mercanti? La tradizione secolare si riflette anche nella letteratura, certo che sì, senza alcun dubbio.

Lo abbiamo superato senza batter ciglio, intervenendo nelle zone calde con l’esercito e con le forze militari, gli USA insegnano sempre a combattere, ma non sempre questo è un bene esclusivo senza tornaconto, abbiamo lavorato con progetti di cooperazione e progetti di solidarietà. Ma quel periodo è finito, è tempo di tirare i remi in barca, e pure l’epoca del Feudalesimo orientale è finita, e sono abbandonate le velleità anche per la nuova Bisanzio.

Costantinopoli non è più il sogno di alcun imperatore, resta una terra devastata e potenzialmente florida, che si estende dall’Africa, quella di Annibale, arrivando fino a toccare l’India, con un accesso sul Mediterraneo, uno sul mare Indiano, sull’Oceano Pacifico, una posizione che, vista in un’ottica di federalismo delle nazioni, potrebbe far tremare i polsi anche a WallStreet.

Un antichissimo impero, che conserva insieme al modernismo e alla floridità le tradizioni più obsolete e recondite, che nella decadenza completa, la debaclé dell’islam, ha lasciato spazio al Califfato, ultimo grido di dittatura, che attraversa i secoli grazie alla tecnologia, basandosi su un’ideologia estremizzata e letale, la suicida guerra per il profeta.

Una guerra, quella in corso, che ha cominciato a mostrare i suoi lati osceni, solo grazie ai mass media occidentali: proclami, editti, sfide, attacchi, tutto è stato fatto per mezzo del nostro stesso sistema. Dice una legge del marketing, fondamentale, che per via della statistica dei grandi numeri, ogni mille persone che leggono un messaggio, almeno il 30% lo troverà di interesse, qualsiasi sia il messaggio.

La nostra regola però subisce un grave mutamento, causato, forse, dalla nostra leggerezza. Il marchio CE, quello che cerchiamo sui prodotti per essere certi che siano conformi, nell’islam è il profeta. Il nome del profeta, citato, non è blasfemia intesa all’europea, ma un messaggio non conforme. Se è firmato dal profeta è vero, quindi se si trova citato il profeta, il messaggio è da eseguire.

Unica nostra “difettanza”, non aver saputo leggere bene quello di cui abbiamo parlato. Per missione di cronaca, per dovere di informazione, abbiamo sparso migliaia di messaggi a sfondo terroristico e poco importa se commentati come negativi, li abbiamo diffusi insieme alla violenza.

Ora Mosul torna alle trincee, alla Muraglia cinese, al Muro di Berlino, ripercorrendo con le esatte tappe quello che ha fatto l’occidente europeo, per arrivare ad oggi, alla situazione libera e democratica che viviamo ora. A chi spetta e come aiutare il parto della libertà in Medioriente?

Soldati mercenari, che seguono delle regole scritte dal profeta, e che si sono aggiudicati il diritto di diventare Mufti, il giurisperito musulmano (faqīh) che, per i suoi studi e la sua buona nomea, è autorizzato a emettere una fatwa, un responso giuridico circa una fattispecie astratta, che sia basata sul disposto della sharī‘a, viaggiano a destra e manca seminando principalmente il terrore.

Mentre i musulmani si fanno delle domande su ogni piccola cosa, noi siamo stati colpevoli di aver usato il “pass-partou” del nome e dell’immagine del profeta, senza essere stati incaricati. Sembra un vicolo cieco, dal quale non si esce.

La liberazione del popolo islamico, è evidente, non potrà mai partire dall’occidente. Potremo intervenire, per la salvaguardia dei diritti umani, potremo decidere di chiudere i rapporti commerciali con i paesi conquistati dal Califfato, potremo oscurare sui nostri mass media i messaggi di violenza dubbia, per pulire dal terrorismo la nostra, di sovrantà territoriale e mediatica, ma non potremo mai lavorare nell’Alto Medioevo Bizantino, in cui dovremmo, effettivamente, prendere coscienza di una realtà distante 2 mila anni da noi, che non riusciremmo comunque a comprendere.

E quindi che fare: sovranità a confronto, che di scontro non si tratta. Tornare al dialogo civile e amorevole, chiedere permesso e chiedere scusa dove richiesto, affrontare le emergenze umanitarie, ma solo quando saremo chiamati.

Nel frattempo sperare, che ci chiedano aiuto e che ci dicano anche ciò che serve e interessa fare, per non metterci nell’ennesima guerra di predominio. Ciò perché l’Europa in questo frangente è l’attore principale. E tuttavia la cultura islamica, non fa parte della nostra cultura.

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