Assalto al Palazzo della Provincia. Frau: “Noi facciamo giornalismo, agli altri lasciamo il diritto di critica”

In quanto editore, trovo necessario prendere una posizione al riguardo delle polemiche che hanno investito indirettamente anche la presente testata e la redazione in seguito ai fatti avvenuti venerdì sera a Trento.

Stupisce leggere, senza far menzione, che non vada bene come riportiamo i fatti, così come sono avvenuti, corredando il tutto di fotografie e filmati in base a come ci sono giunti nelle ore convulse dell’occupazione da parte dei centri sociali del Palazzo della Provincia Autonoma di Trento.

Come giornale, abbiamo sì il dovere di dare un’informazione corretta e super partes, ma abbiamo anche il diritto di fare informazione attenendoci alla realtà e sfruttando, giornalisticamente, le situazioni e i momenti in cui avvengono.

Nel momento in cui avviene un fatto di quella gravità e ci si trova nella situazione propizia di mostrare ai nostri lettori l’Assessore alla Cultura che esce dal portone principale cercando di parlare diplomaticamente a una folla intenta al linciaggio verbale, il diritto di cronaca impone di rendere pubbliche le immagini dei fatti, affinché ciò vada a riportare la verità dell’accaduto.

Trovo inaccettabile discutere in questi termini degli avvenimenti di venerdì, quando certa stampa – evidentemente priva di argomenti – continua a parlare di un Assessore solamente cercando notizie che non rispecchiano una certa deontologia giornalistica da loro tanto propinata.

La verità è che noi, pubblicando quelle immagini, abbiamo fatto giornalismo, quello vero, quello che racconta i fatti e mette nero su bianco lo svolgimento degli eventi, liberamente e senza imposizioni dall’alto. Altri, intenti a banalizzare l’accaduto o a far politica tramite l’informazione, hanno voltato le spalle al racconto del vero.

Concludo ripetendo che il dovere ci impone di rispettare tutte le voci che quotidianamente intervengono in merito alle questioni locali e nazionali, secondo i crismi della pluralità e senza che la redazione sia influenzata da nessuno. Il diritto ci consente però di avere delle immagini – più o meno esclusive – con le quali corredare il nostro lavoro.