NOTAV: LA BEFFA NELLA MANIFESTAZIONE

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No-Tav-Kein Bbt (No tunnel di base nel Brennero), ecco che in tutta Italia nella giornata di ieri a partire dalle ore 14.30 si sono snodati i cortei di protesta dei disobbedienti.

Anche a Trento, a partire dal piazzale antistante la Stazione delle Ferrovie dello Stato per poi percorrere la città in direzione via Manci, in ordine con cartelloni e striscioni, scortati se così si può dire dalla Polizia Locale, che era a conoscenza a mezzo volantini dell’iniziativa, che secondo quanto è emerso oggi non era però autorizzata.

A Trento sono oramai evidenti gli assembramenti spontanei di manifestanti ed esponenti disobbedienti e in questo caso anche di Slai Cobas, che si riuniscono per protestare senza però avere la documentazione per poter preparare un’alternativa alla giornata.

Ecco che per l’ennesima volta, anche ieri, di fronte alle diverse iniziative a Trento ha prevalso la manifestazione, senza rispettare l’organizzazione dello spazio comune, con una evidente prevaricazione dei manifestanti, che si sono presentati contro i singoli politici, con cartelli indirizzati agli assessori preposti: pazienza per la Piazza, ma sono state occupate anche le strade, con la sfilata.

Se l’occupazione della strada è un fatto non autorizzato la risposta è stata data anche alla stampa che è stata coinvolta laddove si parla di “terrorismo” e di “anarchia”, in questo caso furbamente prestandosi al gioco di parole che hanno legami con i fatti del mese scorso: ecco lo striscione della derisione “Terrorista è chi militarizza e devasta. Chiara, Claudio, Nico e Mattia liberi”. Nelle altre città italiane la butade si è fatta più spinta, a Torino, tutti terroristi e tutti anarchici, in un certo senso avvilendo lo sviluppo della comunicazione in Italia dal ’69 ad oggi, niente di più sbagliato concettualmente.

I manifestanti erano 200, possiamo pensare se questo è lo stile cosa succederebbe se ogni idea fosse portata in piazza con 200 persone che sfilano senza autorizzazioni dove meglio aggrada, magari danneggiando o causando spavento alla gente della città, che sia nel caso della TAV, che nel caso delle CARCERAZIONI non ha alcuna voce in capitolo.

Se per le proteste contano i numeri vale la pena ricordare che semmai contano le raccolte firma e i documenti già depositati e non le manifestazioni spontanee, da cui si sa che non si ricava niente, del resto la stampa dovrebbe servire per dar voce a chi protesta raggiungendo tutti in modo pacifico. A cosa servono i giornali e le televisioni se non a dare spazio alle idee? Eppure la prevaricazione fisica pare ancora essere un “cavallo di battaglia” caro a certi stili. Ma tant’è. Diventa difficile trattare tra parti se non c’è reciproca collaborazione, intanto la gente sfila e poi tutto torna nel cassetto.

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