PAKISTAN E CRIMINI CONTRO L’UMANITA’: L’ORRORE TALEBANO A SCUOLA

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La solidarietà e la presa di coscienza del problema terrorismo, non solo in Pakistan, ha coinvolto, dall’alba, via twitter e anche dalle posizioni di guida politica, praticamente tutte le voci “importanti” del panorama politico internazionale, specialmente europeo, Francia, Inghilterra, Germania, Italia e anche gli Stati Uniti, che per un giorno hanno espresso un giudizio unanime su quanto accaduto a Peshawar, nella scuola frequentata dai figli dei militari pakistani.

Chiaro attacco di vendetta, rivendicato dai Talebani, fondato sul principio estremista islamico dell’occhio per occhio, dente per dente. Sì, perché purtroppo tra i diversi insegnamenti che sono attestati dalla religione estremista, si trova specialmente spazio per questo, che pur non essendo tra le preghiere o i rituali più importanti legati all’islamismo, pare essere diventato, in coraggio al terrorismo, il principale scopo di questi gruppi armati organizzati.
Continuare a chiamarlo terrorismo e non identificarlo invece come crimine contro l’umanità è però colpa dell’occidente, che resta sempre troppo tiepido nei confronti di atti come questo, l’irruzione in una scuola frequentata oggi da oltre 500 bambini, ferendone 140 e uccidendone 25, individuati ad ora.

Altri efferati attacchi sono stati poi registrati nelle località poco distanti dalla scuola, mentre tra le opere di convincimento, anche l’obbligo di guardare i compagni morire, che forse è il frutto ancora più inumano di tutto ciò.
Anche Malala, Premio Nobel, la cui battaglia è legata essenzialmente allo studio, specie allo studio per le giovani, ha twitterato il suo perché: #PeshawarAttack “Innocent children in their school have no place in horror such as this”.

Una presa di coscienza, che sia netta, chiara, definitiva, che rientri tra le priorità di tutte le nazioni, non solo per battere il terrorismo, bensì per delegittimarne il potere, nell’epoca di internet, della comunicazione di massa, della globalizzazione politica ed economica, dove atti come questo non solo girano il mondo in poche ore, ma rischiano di diventare una semplice notizia, pubblicata come una cronaca comune, qualcosa che in un certo senso, per la ripetitività dei fatti, si autolegittima. E invece no, la ripetizione degli eventi, in questo caso, non fa la norma, bensì il singolo attacco terroristico sporadico diventa crimine, crimine organizzato, crimine organizzato contro l’umanità.

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