Perchè Caporetto è nei cuori di tutti noi?

24 ottobre 1917: inizia la battaglia di Caporetto di cui a oggi è vivo il ricordo tra gli italiani. Per noi Caporetto non rappresenta una semplice battaglia, rappresenta la  “sconfitta” per eccellenza. Quell’operazione bellica durò fino al 12 novembre e costò all’Italia circa 13 mila morti, 30 mila feriti e 285 mila prigionieri, 400 mila sbandati e la perdita di più di 3 mila cannoni, la ritirata dell’esercito fino quasi a Venezia e l’invasione austriaca del Friuli e di parte del Veneto. Fu, insomma, una disfatta drammatica e inaspettata, inflitta da un nemico che dall’inizio della guerra era stato quasi sempre sulla difensiva e che, in pochi giorni e con poche perdite, usando tattiche innovative e sfruttando i nostri punti deboli, era avanzato di oltre 100 chilometri a fronte della decina scarsa ottenuta in due anni e mezzo dalle nostre 11 “spallate”. E all’Italia non rimase che affidarsi al Piave, in una resistenza appassionata che contraddistingue il nostro popolo da sempre.

Nel cuore di noi italiani ancoraggi quella battaglia è speciale. Rappresenta senza dubbio la principale sconfitta in termini militari. Ci sono state battaglie perdute in Russia, ma lì la colpa era del freddo e di un alleato poco incline a supportarci, in Libia, lì fu una semplice questione di sfortuna. A Caporetto le cose non dovevano andare così e nel cuore di tutti noi, nonostante tantissimi libri di storia abbiano spiegato nel dettaglio la tattica utilizzata dai tedeschi e dagli austriaci, non si riesce a capire ancora il vero motivo di quella disfatta.

 

Caporetto significa per noi anche la superiorità del tedesco, una superiorità che sempre è emersa in occasione di battaglie. Credevamo all’inizio del XX secolo, anche grazie a quanto venuto durante il secolo precedente, che le cose fossero cambiate, che mai si sarebbe riverificata una Teotoburgo. Eppure in quell’ottobre del 1917 i tedeschi fecero nuovamente capire a tutti quale è il popolo più forte. 

Certamente l’anno dopo le cose andarono diversamente, ma la situazione politica era totalmente cambiata. La battaglia di Vittorio Veneto fu nei fatti una “schermaglia”, l’Impero si stava dissolvendo al suo interno, con soldati provenienti da tutti i territori che non aspettavano altro che ritornare a casa loro e che non avevano certo intenzione di difendere il giovane Imperatore.

Fu vittoria nel novembre del 1918, ma allora cerchiamo in qualche modo di riscattare in cuor nostro Caporetto. Mancando i conflitti, abbiamo spostato lo scontro sul piano calcistico e tutti noi ci rincuoriamo a pensare alle vittorie dell’Italia sulla Germania in occasione dei Mondiali del 1970, 1982 e 2006. Ma mai nulla potrà toglierci l’umiliazione di Caporetto.

Michele Soliani