PERCHÉ DIRE #JESUISGASPARRI ?

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“Ci risiamo. Un’altra volta. L’ennesima volta.” E’ questo ciò che si legge oggi sulla maggior parte delle testate giornalistiche, in riferimento a Maurizio Gasparri. Quel Maurizio Gasparri che ingenuamente, utilizzando il social network twitter, commentava la notizia “fake” letta su “Piovegovernoladro”. Sicuramente un modo qualsiasi per ironizzare sulla notizia palesemente falsa, eppure in poche ore, l’opinione pubblica e i buonisti pronti ad approfittare di questa “deplorevole situazione” hanno urlato allo scandalo, arrivando addirittura a lanciale l’hashtag #Gasparrifuoridatwitter, che in poche ore è diventato top trend. Naturalmente Gasparri non avrà fatto una bellissima figura, ma le accuse infamanti che gli sono state rivolte subito dopo un satirico commento sono state ben peggiori. In molti sapranno che non è nuovo a uscite di questo genere, ma arrivare a denigrare chi, in maniera ufficiosa (ricordiamoci che stiamo parlando di un social network), ironizzava su una notizia priva di fondamento e in maniera ancora peggiore, mette allo stesso livello chi sentenzia senza conoscere i fatti.

D’altronde, stupisce vedere che coloro che oggi gridano allo scandalo per un commento del tutto sarcastico, siano proprio gli stessi che fino a qualche giorno fa erano i Voltaire della libertà di espressione.

Si, il commento del vice presidente del Senato sarà stato fuori luogo, beffardo, sicuramente di cattivo gusto, ma bisognerebbe ricordarsi che esiste un punto cruciale, un problema di fondo che in molti sembrano non comprendere. Ciò che una persona (qualunque essa sia) scrive su un profilo di un social network qualsiasi, non corrisponde ad un Comunicato stampa, né a qualsivoglia “comunicazione ufficiale” esposta su un sito istituzionale e con valenza certamente diversa da quella di un profilo Twitter. Certo, è strumento sotto gli occhi di tutti, che ha sconvolto il modo di comunicare e di fare “informazione”, ma che sicuramente resta del tutto indipendente da ufficialità, anche se a scrivere dovesse essere una figura pubblica di una certa notorietà. Quindi si, ad oggi Twitter risulta essere una fonte a tutti gli effetti, ma non sempre questo ne comporta una vera e propria ufficialità. A tal proposito e a maggior ragione, un commento del genere andrebbe forse preso “con le pinze” oltre che con le dovute attenzioni, stando quindi attenti a non confondere la realtà delle cose dalla virtualità che ne consegue erroneamente in un commento qualsiasi. Commenti che si susseguono maniacalmente, un vero e proprio vizio che sembrerebbe “toccare” molti altri esponenti politici di variegate fazioni politiche, tanto da rendere un’innocuo social network, una fonte tanto inoffensiva quanto potenzialmente denigratoria, usata (prima ancora che per riportare “notizie”), per strumentalizzare l’opinione pubblica.

Certo, Maurizio Gasparri ha sbagliato e questo non lo si mette in dubbio, ma tutti hanno il sacrosanto diritto di esprime il proprio pensiero, seppur in maniera ironica, come libero cittadino prima ancora che da figura pubblica. Ovvio, l’essere una figura pubblica non lo esenta dal doversi assumere certe responsabilità, ma ha chiesto scusa. E’ già un buon passo. #JESUISGASPARRI 

Giuseppe Papalia.

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