PERCHE’ E’ GIUSTO TOGLIERE IL REATO DI CLANDESTINITA’?

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Si discute sull’abolizione del Reato di Clandestinità ma spesso non si conosce il reale contenuto della norma. Revisionata nel 2009, questa prevede solo una sanzione nei confronti di tutti coloro che compiono un ingresso e un soggiorno illegale nel territorio dello Stato. Si parla di contravvenzione e non di pena detentiva. Ma come funziona?

Abdul, nome diverso dall’ “italico” Tizio, viene trovato in Italia senza permesso, quindi clandestino, e allo stesso viene affermato che ha commesso un reato.

Il reato è di competenza del Giudice di Pace e Abdul non viene arrestato, salvo che questi non abbia commesso altri reati. Quindi  verrà fissata un’udienza: a tale udienza compariranno gli agenti che lo hanno identificato e il difensore d’ufficio di turno. Abdul  difficilmente si presenterà anche perché nulla impedisce il contrario a lui.

Questo comporta innanzitutto lo svolgimento del processo in contumacia e un danno verso altri cittadini che, in attesa della loro udienza, vedranno il tempo d’attesa aumentare a dismisura. Il risultato finale consisterà solamente in una sanzione pecuniaria di  10.000 euro, sanzione che difficilmente verrà pagata.

Il processo viene però pagato dallo Stato, quindi si verifica un esborso di denaro pubblico e di  prezioso tempo.

L’espulsione dello straniero, ovvero quello che noi spesso confondiamo con il reato di clandestinità, è disciplinato invece dall’art. 235 del Codice Penale. È ordinata quando lo straniero sia condannato alla reclusione per un tempo superiore a due anni o in genere ad una pena detentiva per un delitto contro la personalità dello Stato.

Con il D.L. 23/5/2008 n. 92 si prevede che il giudice ordini l’espulsione dello straniero quando il destinatario della misura sia condannato alla reclusione per un tempo superiore ai 2 anni.

Altra legge è la “Bossi-Fini” che tratta le modalità d’ingresso in Italia. Il permesso di soggiorno, per esempio, viene concesso solamente a chi ha un contratto di lavoro: dura due anni per i rapporti a tempo indeterminato (prima erano tre), un anno negli altri casi.

Il punto forte dell’intera normativa è quello che prevede, per i richiedenti del permesso di soggiorno, le impronte digitali. Inoltre la legge ammette i respingimenti al paese di origine in acque extraterritoriali, in base ad accordi bilaterali fra l’Italia e altri paesi.

Le leggi in materia non hanno comunque portato a un rallentamento del flusso migratorio verso il nostro paese. Gli immigrati residenti in Italia sono passati dall’ 1,5% del 2003 al 4,4% del 2013.

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