PRO TAV SI? PRO TAV NO?

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È una delle parole che più si sentono e si vedono tra televisione, radio, internet e giornali, ma sappiamo veramente a cosa e soprattutto a chi ci si riferisce quando si parla di No Tav?

Partiamo dal nome Tav, un acronimo che stà per Treno ad Alta Velocità. I No Tav quindi sono coloro che si oppongono alla realizzazione di tale struttura e che sono venuti alla ribalta negli ultimi anni per via della forte resistenza che hanno opposto alla costruzione della linea ad alta velocità torino-Lione. Ma quando nasce questo movimento? I no Tav nascono molto prima di quanto si pensi, nei primi anni ’90 in val di Susa, quando ancora la nuova linea ferroviaria era solo un progetto su carta e portava il nome di Alpetunnel. Portato alla ribalta mediatica solo nel 2005, il movimento inizia ad estendersi e trova appoggio da sempre più parti d’Italia, fino ad avere dei supporters sia in Francia che a Berlino.
Gli attivisti no Tav basano la loro contestazione non su una semplice presa di posizione personale a favore o meno dei progetti ferroviari, bensì su approfondimenti di carattere tecnico, economico e ambientale portati avanti da esperti ed accademici sia italiani che stranieri. Purtroppo però spesso questo movimento si trova affiancato a persone non propriamente pacifiche. A partire dal 2011 infatti gli scontri durante le manifestazioni si radicalizzano e le speranze di un confronto pacifico con le istituzioni si infrangono. Chiomonte giugno 2011: alcuni manifestanti lanciano pietre contro le forze dell’ordine. Bologna, pochi giorni dopo: durante una manifestazione alcuni militanti aggrediscono un candidato leghista per le strade della città. Ancora Chiomonte, luglio 2011: durante un corteo pacifico, che vedeva presenti anche sindaci della Val di Susa, si scatenano degli scontri. Al termine di questi si conteranno circa 400 feriti, tra manifestanti e forze dell’ordine, e 5 arrestati.
Questi sono solo alcuni esempi, tra i più violenti, ma gli scontri vanno avanti ancora oggi.
Il movimento si può dire eterogeneo, variegato, e talvolta purtroppo contraddittorio a causa di coloro che partecipano alle manifestazioni con la “foga del momento” senza ragionare sui vari significati che questa può avere. Un caso emblematico è quello di Nina, la ventenne diventata famosa per un bacio dato ad un poliziotto durante un presidio. Da molti viene interpretato come un messaggio di pace ma la ragazza, intervistata da Repubblica, dichiara tutt’altro – “mi disgusta il modo in cui viene usata questa foto, che per me poteva avere come unica interpretazione: la divisa la accetto solo a letto (…). Nessun messaggio di pace, anzi, questi porci schifosi li appenderei solo a testa in giù”.
Non vi è dubbio che vi siano poliziotti che abusano del loro potere, come non vi è dubbio che i No Tav non siano solo violenti. Forse bisognerebbe però cercare di “scremare” i partecipanti alle manifestazioni, capendo che il violento che viene a sfogarsi è un danno per tutti coloro che pacificamente si oppongono all’esproprio delle loro terre, delle loro case, delle loro vite.
L’idea di fondo che unisce i militanti è che il progetto in questione sia fondamentalmente inutile e dannoso, sia da un punto di vista ambientale che economico. Il punto di vista ambientale è chiaro a tutti ma soffermiamoci un attimo su quello economico. Stando al progetto ufficiale infatti l’opera verrebbe a costare all’incirca 23 miliardi di euro, di cui 36 milioni a carico del governo italiano. Per ammissione degli stessi promotori della linea, gli spostamenti su questa tratta stanno diminuendo (constatando anche che i traffici economici da una decina di anni guardano principalmente a oriente), quindi le persone e i beni che usufruirebbero di tale innovazione non sarebbero abbastanza per ammortizzare i costi in un breve periodo. Viene dunque da chiedersi è davvero una priorità italiana? Il dibattito sarebbe infinito, ma non siamo qui per fare della sterile polemica.
Andando oltre le suddette problematiche, vengono alla luce altri “inghippi burocratici”. Sia in Francia che in Italia sono infatti state irrogate diverse condanne penali per appalti truccati e infiltrazioni mafiose nel progetto.
Al di là quindi degli attivisti “di stagione”, vi sono delle persone, pacificamente organizzate, che comprensibilmente non vogliono simili deturpamenti nel loro giardino di casa. Per tale motivo l’associazionismo No Tav è stato più volte inserito dai quotidiani italiani nei movimenti nimby (acronimo che sta per Not in My Back Yard, non nel mio cortile).
Resta comunque un argomento vasto che presenta lati pacifici e violenti e su cui si dovrebbe continuare a riflettere, domandandosi se il gioco vale veramente la candela.

Milena Rettondini

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