QUATTROCCHI E L’IDEOLOGIA ANTIPATRIOTTICA

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“Adesso vi faccio vedere come muore un italiano”. Era il 14 Aprile 2004 e queste furono le ultime parole dette da Fabrizio Quattrocchi prima di essere ucciso da un gruppo di partigiani irakeni. Il corpo venne consegnato solamente dopo 40 giorni dalla sua morte e dai primi rilievi emersero particolari macabri:  secondo i medici legali il corpo dell’ucciso sarebbe stato quasi certamente abbandonato e attaccato da animali, unica spiegazione plausibile per il fatto che il cadavere fosse del tutto ossificato a soli 40 giorni dalla morte. Le conclusioni si basavano sull’assenza di gran parte del cranio, delle braccia e delle costole. Inoltre gli abiti erano ridotti in brandelli. Ma se di lui era ormai restato poco, restava l’idea: la fierezza di essere italiano anche se comunque, per onor di cronaca, non era un militare statale ma una guardia privata.

Nel 2006 gli venne conferita la medaglia d’oro al valor civile, medaglia assegnata poichè: «Vittima di un brutale atto terroristico rivolto contro l’Italia, con eccezionale coraggio ed esemplare amor di Patria, affrontava la barbara esecuzione, tenendo alto il prestigio e l’onore del suo Paese». L’onorificenza fu da subito contestata da molti esponenti politici e da alcune famiglie dei caduti di Nassiriya che non hanno tutt’ora accettato un simile prestigio a Fabrizio Quattrocchi. Inizia così quel lungo calvario politico e sociale tipico di una nazione che non si sente mai come tale. Sentiamo ormai ogni giorno continui venti di anti-italianità o assistiamo impotenti all’attribuzione di fondi a gruppi sociali che non si riconoscono nei valori patri e anzi li contestano. L’ultimo pezzo di questo lungo calvario è giunto nelle scorse ore quando la Corte d’Assise ha affermato che non si è trattato di un atto di terrorismo ma di una violenza comune.

Nella sentenza viene scritto che «non è chiaro se quell’azione potesse avere un’efficacia così destabilizzante da poter disarticolare la stessa struttura essenziale dello stato democratico». Una motivazione sufficiente a far assolvere anche gli assassini di Aldo Moro visto che neppure quell’atto bastò a disarticolare lo stato italiano. L’assassinio di Quattrocchi venne deciso, come tutti sanno, per far capire al nostro governo che solo accettando il ritiro dall’Irak verrà garantita la salvezza degli altri rapiti. Sdegno da parte di molti politici. È da segnalare quanto affermato da Giorgia Meloni in merito. Ma né questa né mille altre sentenze potranno mai sminuire il sacrificio di un uomo straordinario, che ha scelto prima di essere ucciso di sbattere in faccia ai nemici della nostra Nazione l’orgoglio di essere italiani e di appartenere ad una comunità». Indubbiamente non si può parlare di vero e proprio atto terroristico. Si tratta di una morte ad opera di mano partigiana che comunque è un atto di guerra a tutti gli effetti, non un morte comune.

Michele Soliani

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