RENZI ROTTAMA LA SINISTRA. E LA DESTRA CHE FA?

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È passata con voto plebiscitario la decisione di Matteo Renzi di voler abolire l’articolo 18. È questa la scelta presa dalla Direzione Nazionale del Partito Democratico riunitasi nella giornata di ieri a Roma. L’argomento posto all’ordine del giorno era il Job Acts, ovvero la riforma del lavoro. Forse anche una scelta giusta ma sicuramente inopportuna alla luce delle varie problematiche che coinvolgono il mondo dell’imprenditori, un mondo che non vede nell’abolizione di tale articolo la soluzione della crisi. Questi pongono maggiore attenzione ai problemi dovuti all’eccessiva tassazione, al costo delle fonti energetiche e  alle discutibili decisioni prese dalle banche.  Per esempio, dal primo ottobre scattano gli aumenti per le bollette della luce e, soprattutto, del gas, su cui incidono le tensioni dovute alla stagionalità e la crisi Ucraina. L’elettricità, come affermato dall’Autorità per l’energia, costerà nel prossimo trimestre l’1,7% in più  e il metano subirà un rincaro del 5,4%.

Finisce un’era, finisce il socialismo e il sindacalismo di sinistra italiano, finisce come è nell’ordine naturali delle cose. La decisione di Renzi è chiara: ridare vita a un partito che assomiglia a quella Democrazia Cristiana e che guarda con fiducia al mondo della sinistra, un’idea che già era vista con favore da esponenti storici della politica italiana quali Aldo Moro.

Il risultato ottenuto nella Direzione Nazionale del Partito Democratico apre a nuovi scenari dal punto di vista della politica italiana. La scelta del Premier infatti non è casuale; si vuole infatti erodere consensi all’area di centrodestra che da anni proponeva l’abolizione di tale articolo senza riuscirci. In tal modo gli elettori moderati saranno maggiormente attratti dall’offerta politica di Renzi che si basa su una politica contrassegnata dalla parola “fare”, ovvero quell’elemento che ha sempre contraddistinto la figura di Silvio Berlusconi sino a pochi anni fa.

La riunione di ieri porta anche a ridiscutere sull’effettivo bipolarismo in Italia: esiste ancora? Difficile dare una risposta a una simile domanda dato che tutto dipende da cosa decideranno di fare i politici  e quella fetta di elettorato che cerca una base comunitaria alternativa al Partito Democratico da dove ripartire. Si ricorda che ad Atreju è stato affrontato il tema sul Renzismo, l’incontro si chiamava “Moriremo Renziani?”, ma non sono uscite risposte chiare dato che la domanda è stata posta al soggetto sbagliato: ovvero al politico e non all’elettore.

Forse è tempo che la Destra lasci la politica dei salotti, puntando semmai alle comunità di persone. Quindi non solamente manifestazioni politiche che si basano su accattivanti slogan, ma con strutture quali i sindacati. Basti pensare a figure quali il sindacalista e politico Ciccio Franco, esponente che ha raccolto il consenso delle masse e che diede nuovo vigore alla destra missina del Sud Italia negli anni ’70 e ’80.

L’Unione Generale del Lavoro, erede del sindacato missino CISNAL, è  a oggi continuamente al centro di scandali e di quello che era una volta un sindacato rappresentativo di un popolo, non certamente numeroso quanto quello della CISL o della CGIL, rimane solo traccia di gloria passata.

Nonostante ciò è tempo di iniziare a pensare a un serio rinnovamento, un rinnovamento che la Destra non deve solamente basare su tessere di Partito ma anche su una struttura comunitaria che crede in certi valori. È forse questa l’ora della rinascita di un partito di Destra? Semmai di un qualcosa che coinvolga innanzitutto le masse dormienti e silenziose che sono alla continua ricerca di un qualcuno che le rappresenti?

[foto spinoza]

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