LA ROSSA TORINO CANCELLA IL GREMBIULINO E IMPONE LA GRIFFE AI BIMBI

Basta con il grembiulino all’asilo, chiaro retaggio di un’epoca fascista e repressiva. I bambini, sin dalla prima infanzia, non sono tutti uguali. E come lo dimostrano? Con prove di intelligenza? Con manifestazioni di capacità manuali o intellettuali? Con la simpatia? Con l’abilità nei giochi e nelle prime attività sportive? Macché: con la griffe dell’abitino indossato. Lo ha deciso il Comune di Torino, guidato dal compagno Fassino (quello tanto educato, che saluta con il ditino medio alzato). D’ora in poi i piccoli torinesi non dovranno più indossare il grembiulino che nascondeva le differenze economiche delle famiglie e rendeva i bambini uguali per ciò che concerneva il reddito e la provenienza sociale. Il “sistema Torino” deve ostentare il proprio successo, la propria ricchezza. I bimbi devono diventare un simbolo del potere famigliare. Perché, come sosteneva l’ex sindaco Valentino Castellani, tutti quelli che contano a Torino, si conoscono e si frequentano. Dimenticandosi di aggiungere che si scambiano favori e protezioni, commesse e promozioni, incarichi e presidenze.

Dunque è meglio che i piccoli del tout Turin imparino subito a non confondersi con i figli dei sudditi, con i figli del popolo. “Di che marca è la tua gonnellina? Che maglia hai?”. La cittadella del potere infame si deve distinguere, differenziare. Tutt’al più i bimbi plebei potranno mettersi in coda per candidarsi ad amici dei bimbi ricchi. Ma qualche grande esperto di pedagogia, ovviamente uscito dal medesimo ambiente, assicura che sarà meglio così. Perché in un’Italia dove il merito non conta nulla, l’unico elemento per valorizzare l’individualità è il vestitino griffato. Ovviamente scelto – secondo gli esperti – dal bimbo di 3 anni che non vuole giocare perché preferisce aggirarsi tra gli scaffali di qualche boutique o, in fascia più bassa, tra i negozi dell‘immancabile outlet.

Per lo meno una scemenza di questo tipo dovrebbe favorire il rilancio dei consumi e delle spese per l’abbigliamento. I soldi non si moltiplicano, ma per far fare bella figura al pupo si acquisteranno i jeans di moda anche a costo di far mangiare allo stesso pupo qualche schifezza di basso costo e priva di ogni sicurezza igienica e sanitaria. Ma i jeans si vedono e si confrontano, il pomodoro al veleno si mangia in privato.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 344 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".

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