SCISSIONE MORBIDA, UTILE PIÙ CHE SOFFERTA

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Durante lo scorso fine settimana si è ufficializzata la scissione interna al PDL/Forza Italia con la creazione, preannunciata ma non ancora formalizzata, di nuovi gruppi parlamentari e, forse, di un nuovo partito. Il tutto in modo stranissimo.
Abbiamo visto i vertici delle due neoformazioni incontrarsi, confrontarsi, ragionare, evitare i toni forti, promettersi reciproco rispetto e addirittura parlare di amor paterno/figliare.

Una sorta di gentlemen agreement direbbero gli anglosassoni. Situazione del tutto nuova in occasione di una scissione partitica.
Si sono appena tollerati gli scalpitanti falchetti e le amazzoni irrequiete che hanno timidamente usato parole e concetti appena più piccanti. Salvo poi essere benevolmente censurati dal Capo in persona. Perfino la stampa orientata o di “famiglia” ha trattato lungamente la cosa ma con toni benevoli, morbidi. Nulla a che vedere con lo psicodramma sviluppatosi intorno al “traditore Fini” ai tempi del “Che fai? Mi cacci?” che durò settimane e creò lacerazioni irreversibili.

Eppure 5 ministri (tutti quelli in quota PDL), 31 senatori, 28 deputati hanno mollato Berlusconi per scegliere Alfano. Hanno rifiutato la svolta in Forza Italia per andare in altra formazione, hanno evitato lo scontro frontale con il PD tacciato di “voler eliminare il Leader avversario” per reggere le sorti del governo in carica.
Tutto ciò é talmente strano ed inusuale da stimolare più di una riflessione.

Si perché se da un lato questa scissione morbida viene descritta come un momento difficile all’interno del partito di Berlusconi d’altra parte risulta evidente che l’attenzione mediatica sia stata focalizzata su questo tema “rubando” spazio a temi come il congresso del PD, anch’esso più che combattuto o alla nuova aggregazione che va coagulandosi a destra e recuperando l’eredità di Alleanza Nazionale.

Non sfuggono nemmeno gli aspetti più prosaicamente utilitaristici: se così dovesse restare l’accordo fra le parti scissioniste si assicurerebbe la tenuta del governo e della legislatura, andare ad elezioni ora non conviene a nessuno, pur potendo ricoprire il ruolo dell’opposizione intransigente. Recuperando quindi elettorato in bacini più ampi per via delle molteplici posizioni.

Senza dimenticare che in questa nuova situazione meno verticistica la decadenza di Berlusconi assumerebbe un valore ben diverso.
Metodologie inusuali, tempi coincidenti, risvolti favorevoli; a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

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