SLOT MACHINE E SCOMMESSE: CI GUADAGNA UN CERTO SISTEMA, NON PROPRIAMENTE LO STATO

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Cosa si nasconde dietro al mondo delle slot machine e all’enorme giro di affari che le supportano? Ne hanno parlato a Rovereto venerdì scorso il Senatore Giovanni Endrizzi, il Deputato Riccardo Fraccaro e il Consigliere provinciale Walter Viola. Invitati da Secolo Trentino e il Fatto 24 ore.
“120 mila addetti al sistema, 80 miliardi di euro nel giro di affari del 2011, il 12% di entrate/uscite legate al gioco in Italia, ma 4/5 del gioco nazionale è nel settore azzardo, quello che un tempo era dei Casinò”. Le cifre esatte le ha date Riccardo Fraccaro, che ha anche fatto un breve excursus temporale che spiega come sia entrato in Italia il nuovo stile delle giocate.
“Tutti i Governi hanno effettuato scelte politiche aperte al gioco d’azzardo, per primi Romano Prodi e Massimo D’Alema, con l’introduzione del nuovo Bingo e con la doppia giocata del Lotto”. A seguire il Governo Berlusconi: “Ha liberalizzato le Slot Machine e il Big Mach, mentre ha effettuato politiche meno favorevoli al video Poker”. Ma il gioco in Italia ha preso il volo da vent’anni, nel 2007 il Governo Prodi approva un decreto che consente di contattare gli utenti, anche via telefono, per giocare.
Nel 2009 arrivano lotterie istantanee e Win for Life, nel 2011 la deriva: il Governo Berlusconi arriva a 1000 centri per il Poker, 7000 nuovi punti scommessa, nuova modifica al Superenalotto. E arriviamo ad oggi.
Lo Stato ha perso il ruolo di Padre ed ha permesso che si crei un sistema alternativo a quello fiscale/bancario/imprenditoriale per l’investimento di danaro: interessi che si accumulano tra le giocate e giri di cifre che non sono chiari, ma si rischia una collusione con la malavita e con il riciclaggio del denaro sporco?
“Non è un rischio, ma una certezza – a confermarlo il Senatore Giovanni Endrizzi, che di mestiere è un assistente sanitario del Sert e conosce bene la ludopatia – dal 2003 al 2012 si è tolto ossigeno all’economia, i miliardi da 15 sono diventati 86 e nel 2011 il 15,4% dei giocatori in Italia, erano minorenni”.
“Il fenomeno è conosciuto come Pay Out, e consente di aumentare, grazie al sistema delle giocate, il limite di vantaggio per il recupero del denaro sporco. In questo modo il lecito diventa un illecito legalizzato, la differenza è dal 10 al 40%, ovvero un 30% di traffico illegale di soldi sporchi che passa attraverso il gioco.”
Il legame tra scommesse/azzardo e malavita non è nuovo, ma se a pagare sono le famiglie e i poveri, quanto si arriva poi complessivamente a perdere dal punto di vista sociale è troppo, giocano in troppi, vincono in troppo pochi e perdono tutti.
Il Consigliere Walter Viola, firmatario della proposta di legge omonima (complementare alla legge di prevenzione Plotegher) presenta alcuni numeri per il Trentino: “Un malato di gioco costa circa 1500 euro l’anno, le persone seguite in Trentino sono raddoppiate negli ultimi tre anni, in Trentino se ne occupano sia i gruppi A.M.A. che il Sert. Le famiglie delle persone malate di gioco escono distrutte, l’Azienda sanitaria riconosce questa patologia come malattia vera e propria”.
“Intervenire per difendere il diritto alla salute è difficile, poiché attualmente il gioco d’azzardo ai Video Poker e alle Slot Machine è lecito, difficile fermarlo”.
Posizioni che si alternano, dal non proibizionismo di M5S che punta su una qualificazione del gioco, alla prevenzione della malattia come si sta procedendo a livello locale e regionale, con leggi che mirano a definire luoghi adibiti al gioco, lontano dai minori e dalle zone sensibili.
La grande truppa della truffa. Quello che è certo, dal punto di vista economico e fiscale, è che in tutta la manovra, creata ad hoc ufficialmente per aiutare il paese a uscire dalla crisi, in realtà, che il gioco aumenti o diminuisca, non fa differenza. Non un euro in più, infatti, entra allo Stato, rispetto a quanto investito.

Diverso invece il punto di vista degli impresari del gioco, dei giocatori di somme milionarie e dei trafficanti, ma anche di alcuni dei politici, che hanno visto in questa partita una risposta alla crisi dell’elettorato, facendo in certi casi dei veri e propri investimenti, ovvero traendo rientro per le campagne elettorali.

Tirando le conclusioni, questo è uno dei casi, rari, in cui per l’utente finale, il cittadino medio e anche quello povero, il gioco, nonostante tutti gli incentivi che si possono avere durante le microgiocate compulsive e attraenti, non vale la candela.

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